Home / Rubriche / Diritto al punto / La diseredazione

La diseredazione

Il “chi, cosa, quando, dove, perché?” del testamento: regole teoriche ed esempi pratici. Capitolo V: la diseredazione.

Firenze. Nel linguaggio comune si sente molte volte parlare di “diseredazione”. Con questa espressione, com’è noto, si fa riferimento al potere del testatore di escludere una persona (normalmente uno stretto congiunto) dalla propria successione.

Il testamento, recita l’articolo 587 del Codice civile, è un atto con coi “taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”. La chiave del discorso si trova nelle “proprie sostanze”. Disponendo di propri beni, il testatore è portato a pensare che di essi, come in vita, possa fare ciò che vuole. Il diritto di proprietà, in effetti, è il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, secondo l’articolo 832 del Codice civile. Lo stesso articolo, tuttavia, continua affermando: “entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico” e tra i limiti più gravi che incontra l’autonomia testamentaria, a tutela della famiglia, c’è l’impossibilità di diseredare chicchessia a piacimento, com’è anche recentemente stato ribadito dalla Cassazione n. 8352 del 2012.

La diseredazione, infatti, è sì ammessa, ma solo nei confronti degli eredi di legge che non siano anche legittimari. Per la distinzione, si consiglia la lettura del precedente articolo “Che cosa succede quando il defunto non ha fatto testamento?”. In breve, è possibile diseredare qualsiasi parente che non sia un legittimario ovvero il coniuge, i figli e, in mancanza di figli, un ascendente (genitori e, in loro mancanza, nonni) del testatore. La ragione è da ricercarsi nell’articolo 457, comma terzo, del Codice civile: “Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari”.

Una clausola di diseredazione potrebbe, invece, usarsi nei confronti del proprio fratello o della propria sorella. In tale caso, però, è quanto mai opportuno specificare se si vuole escludere dalla successione anche i loro eventuali figli (c.d. nipoti ex fratello) o meno. Nel nostro ordinamento, infatti, esiste un istituto, disciplinato agli articoli 467 e seguenti del Codice civile, detto “rappresentazione”. In forza della “rappresentazione” se il figlio o, nel caso che qui interessa, il fratello/sorella del defunto non vuole o non può accettare l’eredità, questa è offerta ai suoi discendenti.

La dottrina e la giurisprudenza prevalenti ritengono, in forza di questa norma, che, nel caso in cui il testatore diseredi il proprio fratello/sorella, i suoi figli, in mancanza di diverse volontà del testatore, subentrerebbero all’escluso per “rappresentazione”. La diseredazione, in altre parole, sarebbe uno di quei casi, previsti astrattamente dalla legge, in cui, non potendo il fratello o la sorella accettare l’eredità, opererebbe la rappresentazione. In assenza di una volontà testamentaria diversa, dunque, la legge presume che l’avversità del testatore per il proprio fratello o la propria sorella (o qualsiasi altro parente fino al sesto grado) non si estenda anche verso il proprio nipote.

Una possibile clausola di diseredazione testamentaria potrebbe essere:

Diseredo mio fratello Tizio”.

Laddove si vogliano escludere anche i suoi discendenti:

Diseredo mio fratello Tizio e i suoi discendenti”.

Laddove la diseredazione sia rivolta ad un parente diverso dal proprio fratello o dalla propria sorella, non operando la “rappresentazione”, di cui sopra si è accennato, non sarà necessario specificare che l’esclusione vale anche per i discendenti del diseredato. Per accortezza, tuttavia, occorre verificare se i figli del parente diseredato possano rientrare quali chiamati di legge nella successione. In questo caso, e laddove si volesse diseredare anche loro, è necessario diseredarli in modo espresso.

Ai fini della verifica di cui si è appena detto, si rinvia ancora una volta al precedente articolo sopra menzionato. In teoria, un testamento potrebbe anche avere, come unico contenuto, una clausola di diseredazione. Tuttavia, viste anche le discussioni che tale clausola aveva originato, sia in dottrina sia in giurisprudenza, prima della Cassazione sopra menzionata, è consigliabile che il testatore accompagni alla clausola di diseredazione anche una o più istituzioni di erede in modo da disporre anche in positivo del proprio patrimonio.

“             

Ciò che segue deve scriversi di propria mano dal testatore con la sua abituale grafia.

Giorno, mese, anno

Io sottoscritto, … (nome e cognome) nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, così dispongo del mio patrimonio per il momento in cui non ci sarò più: …

come emerge da quanto si è scritto nel capitolo uno della presente trattazione, tale frase non è necessaria anche perché il fatto che il testatore dichiari di essere capace di intendere e volere non significa che lo sia. Tuttavia, il suo inserimento non è vietato e, data la ricorrenza nella prassi di tale incipit, qui si suggerisce.

FORMULE PER L’ISTITUZIONE DI EREDE:

Istituisco mio unico erede … (nome e cognome).

In questo modo tutto il patrimonio andrà al soggetto nominato – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. È consigliabile che il testatore, ai fini di una migliore identificazione, indichi anche il rapporto che ha con l’istituito erede: ad esempio “Istituisco mio unico erede mio figlio…, mia moglie…, mio fratello…, il mio amico…, la mia Parrocchia”.

oppure

Istituisco miei eredi in parti uguali … (nomi e cognomi degli eredi).

In questo modo tutto il patrimonio andrà diviso in uguali parti tra gli eredi – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. Per il resto vale quanto detto sopra.

 

Istituisco mio erede per la quota di 1/4  (un quarto) … (nome e cognome), per la quota di 1/4 (un quarto) … (nome e cognome) e per la quota di 1/2 (un mezzo) … (nome e cognome).

In questo modo tutto il patrimonio andrà diviso in dette parti (o in altre che il testatore voglia) tra gli eredi – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. Per il resto vale quanto detto sopra con l’avvertenza che è sempre opportuno, quando si specificano le quote in termini frazionari, determinare tante frazioni che sommate assieme formino quale risultato l’intero patrimonio. Altrimenti, per la quota non disposta, si aprirebbe la successione di legge. Valga il seguente esempio: “Istituisco mio erede per la quota di 1/4  (un quarto) … (nome e cognome), per la quota di 1/2 (un mezzo) … (nome e cognome)”. In questo caso, manca l’erede per la residua quota di 1/4 e l’erede di quella quota sarà determinato, tra i parenti prossimi, dalla legge.

FORMULE PER LA DIVISIONE TESTAMENTARIA:

Nel caso di nomina di più eredi, come sopra detto, è possibile fin da subito dividere tra loro i beni. Dopo l’istituzione di erede, secondo una delle formule di cui sopra, basterà scrivere:

… e così, ai sensi dell’articolo 734 del Codice civile, divido tra loro il mio patrimonio:

– al mio erede … (nome e cognome) la proprietà della mia casa in … (opportuno: Comune, via e civico);

– al mio erede … (nome e cognome) la proprietà della mia villetta al mare in … (opportuno: Comune, via e civico);

– al mio erede … (nome e cognome) tutto il mio denaro contante, i titoli e ogni mio bene mobile.

È possibile dividere, in questo modo, tutto il patrimonio ereditario o anche solo alcuni beni. In questo secondo caso, se, come sopra suggerito, le istituzioni di erede sono in frazioni tali da coprire l’intero patrimonio ereditario, i beni non divisi (e anche quelli che dovessero essere acquistati dal testatore dopo il testamento) andrebbero comunque agli eredi testamentari. Ciò non in proprietà esclusiva a ciascuno di essi come i beni che il testatore ha diviso, ma in comproprietà in proporzione delle loro quote ereditarie.

Nel caso in cui, invece, la somma delle quote in cui gli eredi sono istituiti non componga l’intero patrimonio, i beni non previsti nella divisione (e quelli sopravvenuti) andrebbero in comproprietà agli eredi istituiti solo nella misura in cui i beni espressamente assegnati non siano di valore sufficiente a integrare la quota ereditaria di ciascun singolo erede. In ogni altro caso si aprirebbe la successione di legge.

Ai sensi dell’articolo 728 del Codice civile, dispongo che l’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie sia compensata in denaro da parte di quei coeredi che risultino assegnatari di beni per un valore superiore alla loro quota e in favore di quei coeredi che risultino assegnatari di beni per un valore inferiore alla loro quota.

FORMULE PER I LEGATI

Lego in favore di … (nome e cognome) la proprietà di … (segue descrizione del bene il più possibile precisa quanto più si tratti di cose appartenenti a un genere di cui si hanno altri esemplari nel patrimonio. Ad esempio: la mia penna stilografica di marca …, la mia automobile targata …, la mia casa in … (opportuno: Comune, via e civico). Come specificato nel testo, legatario può essere anche chi già sia stato istituito erede. In questo caso, l’erede otterrà il bene a lui legato in aggiunta alla sua quota di eredità).

Firma del testatore (con nome e cognome e con grafia abituale)”.

(di Yari Pancrazi).

Leggi anche

Usa: il secondo emendamento non è solo scritto. E’ nel sangue degli americani

New York. Una lotta dura, lunga. Per cambiare lo status quo di un America che …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *