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Portogallo, storia di un successo socialista

Lisbona. E’ stato definito “accozzaglia” dai principali giornali nazionali. E’ il governo portoghese, formato dalla strana ed allargata maggioranza che comprende il Partito Socialista, quello Comunista, Blocco di sinistra e Verdi. Un’anima centrista, quella del PS, insieme alla sinistra radicale. Non durerà, si dicevano tutti, ed invece, dal 2015, la “geringonça”, cioè proprio l’accozzaglia, è ancora lì che governa; bene, e più forte che mai.

E lo si è visto nelle ultime amministrative che si sono domenica scorsa, e nelle quali il PS ne è uscito quale unico ed indiscusso vincitore, col 38% assoluto delle preferenze (il 6% in più rispetto alle politiche del 2015) e 9 delle 15 città più popolose del Portogallo che sono andate sotto il suo controllo. Una vittoria che ha radici proprio nella politica di governo che Antònio Costa ha portato avanti in questi due anni e mezzo da primo ministro. Una politica fatta di conti in ordine, prima di tutto e per soddisfare l’Europa; e tante azioni “di sinistra” mirate ad aiutare in particolare i ceti più colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità adottate negli ultimi anni dai governi di centro destra – che, bontà loro, dopo aver perso il governo nel 2015 hanno anche preso una batosta niente male alle legislative, con solo Porto come città da amministrare).

Costa ha alzato il salario minimo, ha abbassato l’età pensionabile, ha aumentato gli investimenti pubblici, soprattutto nella sanità; il tutto è equivalso, oltre ad un rinato benessere sociale, anche alla stessa rinascita del Portogallo, che non è più in crisi, anzi cresce al livello del 2,5% l’anno. E col deficit che diminuisce, tanto che le agenzie di rating hanno premiato il Paese alzandone il coefficiente di solidità.

Poi ci sono quelle istanze che in Portogallo definiscono “divisive”, in parole povere tutto ciò che riguarda i diritti civili. Bene, il governo Costa ha rimosso le barriere alle adozioni da parte delle coppie omosessuali, mentre è all’esame una nuova legge sull’introduzione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Aggiungiamoci poi un tasso di disoccupazione sceso all’8,9%, livello più basso dal 2008, ed il gioco è fatto.

Di contro c’è il pericolo che l’estrema sinistra, ovvero l’alleata di governo del PS, da domenica scorsa faccia pesare di più in sede parlamentare la sua rilevanza politica, cercando così di portare a casa quegli obiettivi più estremi e controversi che non sarebbero propriamente nel programma di Costa e del Partito Socialista. “Abbandonare la bicicletta ed inforcare la moto”, come dicono i leader più radicali, che chiedono a Costa di aumentare bruscamente la spesa sociale in modo da ottenere una crescita del paese ancor più rilevante. Il tutto perché il PS ha stravinto “rubando” voti non solo a destra, ma anche a sinistra. Un’arma a doppio taglio che solo il tempo dirà quanto potrà nuocere ad un governo che sin qui ha risollevato un paese più che sull’orlo del baratro.

(di Alessandro Marinai)

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