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Tic tac, tic toc. Il tempo vola, Brexit no

Londra. La Brexit è stata votata dai britannici, è stata ratificata dal Parlamento britannico, ma nonostante questo sembra ancora così lontana che quasi nessuno se ne ricorda più. Tranne i britannici, appunto. Tranne Theresa May, che ne parla, ne parla, cercando di convincere tutti, di convincersi lei stessa, che un accordo con Bruxelles ci sarà, si farà, per il bene di tutti. Dei britannici, prima di tutti.

L’orologio dell’articolo 50 è in moto, marcia regolare, scadenza marzo 2019. Già perché lo scorso marzo, 2017, il Parlamento di Londra ha invocato l’articolo 50 dei trattati europei, quello che mette in regime la procedura che conduce all’uscita dall’Unione di uno stato membro. Un orologio che non si può fermare, che scandisce i giorni e le ore durante i quali le parti devono trovare l’accordo per organizzare l’uscita ordinata. Altrimenti, allo scadere, allo scoccare dell’ora e del giorno previsti, l’uscita sarà automatica, senza nessun accordo, senza nessun piano che possa reggere l’urto.

La situazione peggiore per il Regno Unito, in questo caso, che si troverebbe senza nessun accordo commerciale e doganale in mano con l’Unione europea, ovvero il suo principale partner commerciale. Con buona pace della May che sta cercando vie alternative, anzi una via alternativa, che si chiama Stati Uniti d’America. Un po’ indigesta, a dire la verità; indigesta per quel presidente non proprio amato, non proprio ammirato, non proprio sicuro. Di nome Donald Trump.

La May vuole da Bruxelles “soluzioni speciali” per il suo Paese. Niente caso Norvegia, nessuna similarità col Canada. Due pietre di paragone che però hanno limiti sostanziali, ma anche giusti se si sceglie di non far più parte di un’unione. Il primo prevede la libera circolazione di merci e persone, ma nessuna parola sui processi decisionali dell’Europa unita. Una strada poco percorribile, visto che i sostenitori della Brexit vogliono chiudere le proprie frontiere alle persone. Il caso Canada, invece, non va bene per la limitatezza degli accordi commerciali. Limitatezza che comunque non significa brevità nel dialogo, visto che per raggiungere il completamento della Ceta ci sono voluti ben sette anni, tempo che Londra non ha.

E quindi? E quindi May vorrebbe dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ovvero cercare la libera circolazione delle merci, ma non quella delle persone. Col risultato di una trattativa ferma, ancora in stallo, con le due posizioni, Londra da una parte e Bruxelles dall’altra, che più lontano non potrebbero essere. A dispetto di quello che Theresa May va dicendo da settimane. Hard Brexit, soft Brexit, Brexit e basta; nessuno lo sa ancora. Di sicuro c’è solo la lancetta dell’articolo 50, che continua a girare, scandendo il tempo che passa. Tutto tempo sprecato.

(di Alessandro Marinai)

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