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Pistoia: il giallo delle opere d’arte salvate in Alto Adige

Pistoia. C’è una storia sorprendente e mai scritta i cui particolari verranno rivelati oggi con l’inaugurazione della mostra fotografica Tesori in guerra, l’arte di Pistoia tra salvezza e distruzioni. Il taglio del nastro è previsto per le ore 17,30 nel Chiostro di San Lorenzo.

La scoperta, assolutamente inedita, emerge dalla ricerca condotta dalla storica dell’arte Alessia Cecconi, curatrice del progetto regionale Resistere per l’arte, e dallo storico Matteo Grasso, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, in preparazione della mostra fotografica. Nel 1944 la comunità pistoiese ha corso seriamente il rischio di perdere per sempre alcune opere-simbolo della città, trafugate in Alto Adige, che furono salvate grazie al lavoro gli uomini della Soprintendenza fiorentina, guidati da Giovanni Poggi, e dai monuments men, la task force americana messa in campo per la protezione delle opere d’arte. Assolutamente decisivo per l’individuazione delle opere fu l’intervento del cardinale Elia Dalla Costa e di monsignor Giovan Battista Montini, segretario di Stato del Vaticano e futuro papa Paolo VI.

La scoperta dei due ricercatori si va ad aggiungere a un’altra sorprendente rivelazione, anche per gli storici dell’arte, resa nota nei giorni scorsi: nella villa Beretta di Santomato, nel 1943, vennero portati, per essere messi in sicurezza, una ventina di capolavori degli Uffizi, da Filippo Lippi a Beato Angelico, da Luca Signorelli a Rosso Fiorentino. Insieme c’erano anche i capolavori più preziosi delle chiese pistoiesi e del museo civico.

Le opere trafugate e recuperate

La vicenda è avventurosa e a lieto fine riguarda i bassorilievi monumentali più celebri della città: la splendida lunetta del portale maggiore del Duomo con il suo elegante archivolto e la volta di Andrea della Robbia, l’altra lunetta con l’incoronazione della Vergine di Benedetto Buglioni dell’Ospedale del Ceppo, e lo Stemma del Comune della Scuola del Verrocchio. Vengono tutte razziate (giustificazione ufficiale: per essere messe in sicurezza) nell’agosto 1944 dai tedeschi in ritirata, alla villa medicea di Poggio a Caiano dove erano state messe in salvo prima dei bombardamenti del 1943.

Insieme vengono caricate su camion tedeschi un gruppo tra le più importanti opere di Donatello e Michelangelo del Bargello. Per recuperare le opere, con Dalla Costa e Montini si mobiliteranno i monuments men americani. Il patrimonio inestimabile che era stato trafugato individuato in alto Adige qualche mese dopo proprio grazie alla rete delle relazioni del Vaticano. I tesori di Pistoia sono custoditi nel castello di Neumelans a Campo Tures) e – nel luglio 1945 – torneranno finalmente casa con i capolavori di Michelangelo e Donatello.

Sessanta foto inedite, provenienti in larga parte dai fondi del Gabinetto fotografico della Galleria degli Uffizi e della soprintendenza di Firenze Pistoia e Prato, con venti pannelli documentari raccontano le avvincenti e a tratti drammatiche vicende delle opere d’arte pistoiesi. I capolavori della città, a partire dall’emozionante Visitazione di Luca della Robbia, furono protagoniste di una vera e propria fuga per la salvezza. intrecciando le loro vicende a quelle dei capolavori degli Uffizi.

La mostra, che si inserisce nel programma di Pistoia Capitale della cultura 2017, è collegata alla celebrazione della Liberazione ed è promossa dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, insieme alla Fondazione Cdse (Centro documentazione storico etnografica) con il sostegno della Regione Toscana e della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.

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