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F1, il dopo Gp Italia

Monza. La bastonata tra capo e collo è arrivata. La famigerata batosta la Ferrari l’ha presa proprio sul circuito di casa, sulla sua Monza dove, al di là del podio comunque conquistato da Sebastian Vettel, è il mezzo minuto di distacco da Hamilton, vincitore, che fa male. Non tanto la leadership di Sei persa nel mondiale piloti (per soli tre punticini), non tanto per la doppietta delle Frecce d’argento, quanto proprio per un passo in gara che non c’è mai stato.

Tutti sapevano, e sapevamo, che Monza sarebbe stata pista ostica per la Rossa, ancor più di Spa, come lo era stato per Silverstone. Ma proprio dopo l’ottimo secondo posto in volata sulle Ardenne, in tanti avrebbero scommesso su una buona prestazione anche sul tracciato brianzolo. Prestazione che invece non è arrivata. A partire dallo strano sabato, con quelle qualifiche bagnate e tribolate che hanno relegato Kimi e Sei in terza fila – e grazie al doppio regalo Red Bull che si è auto eliminata con la sostituzione su entrambe le monoposto della power unit. Ma se la pioggia poteva essere l’unica indiziata per una qualifica anomala, altrettanto non si può dire per una gara anonima, visto il sole splendente su Monza.

Semplicemente la Mercedes ha volato, è tornata improvvisamente ai livelli dello scorso anno, quando non ce n’era per nessuno, Rossa compresa. Hamilton e Bottas hanno fatto gara a sé, sia con le mescole morbide che con quelle più dure. Hanno portato a casa il bottino pieno, si sono rilanciate con Hamilton nella classifica piloti, hanno allungato mostruosamente in quella costruttori, ormai quasi imprendibili a parte la matematica.

Problemi con le gomme, forse il vero deficit di motore che Ferrari ha ancora nei confronti della Mercedes. Anche se rimane particolare anche la difficoltà patita con la Red Bull, con la Force India e con la Williams che comunque non sono arrivate così distanti dalle Rosse sotto la bandiera a scacchi, anzi. Forse, a Monza, si sono palesati quei piccoli limiti di una vettura ancora non proprio alla pari delle Frecce d’argento. Si può pensare al passo corto contro il passo lungo, forse ad un progetto così differente che ancora pecca, in dettaglia, rispetto ai campioni in carica. Piccole differenze, lacune minime ma che in una pista come quella di Monza, così diversa da tutte le altre, così estrema nella velocità, così unica nel mondiale, si sono fatte grandissime.

L’accoppiata Spa – Monza è passata. La Ferrari non ne è proprio uscita indenne dalle due piste nelle quali era meno favorita. Resta adesso da capire quanto in Ferrari possano puntare su sviluppi previsti già da inizio stagione; ma adesso necessari, doverosi, per portare la lotta di questo mondiale all’ultimo atto ad Abu Dhabi. La prossima pista sarà quella di Singapore, un’amica da sempre della Rossa. Ma nella quale, oltre a Mercedes, ci sarà sicuramente un avversario in più dal quale guardarsi. Quella Red Bull che oggi ha rischiato di cacciare giù dal podio Vette, e che ha spento le speranze di un buon risultato di Raikkonen, di nuovo anonimo, di nuovo sparito nei meandri di una di quelle sue giornate assolutamente no.

La SF70H è una monoposto eccezionale, nata bene, buona per portare Sei Vettel alla conquista di quel titolo così sognato. Ma già fra due weekend, dopo appunto Singapore, si vedrà veramente quanto questa monoposto sia alla pari con una Mercedes non rinata, ma dopo un pop di tempo risvegliata.

(di Alessandro Marinai)

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