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F1, il dopo Gp Belgio

Spa-Francorchamps. La vittoria è sempre l’obiettivo primario. Si lavora per vincere, si suda per arrivare davanti, si mette tutto l’impegno e anche qualcosa di più per battere tutti gli altri. Soprattutto in un Mondiale così tirato, dove la lotta per il titolo la si combatte gara per gara, giro dopo giro, curva su curva. Hamilton cercava la vittoria per rilanciarsi in classifica, per ribadire a Vettel la sua presenza, forte, carismatica; Sebastian, anche la cercava. Nonostante partisse in svantaggio, con i pronostici a sfavore su una pista “Mercedes”, nella quale le Frecce d’argento dovevano dare paga a chiunque, Ferrari compresa.

La lotta fino alla bandiera a scacchi, i colpi battuti dai due piloti ogni tornata, a suon di giri veloci, durante un gran premio tiratissimo, passato ad inseguirsi, a proteggersi, a tentare il tutto e per tutto in un sorpasso sta lì meglio di qualunque altra cosa a dimostrare quanto, entrambi ci credessero, e quanto per entrambi il successo in Belgio significasse tanto.

Lewis Hamilton ha vinto, si è riportato sotto a Vettel in classifica piloti, adesso e meno 7 punti, col weekend di Monza alle porte. ha fatto il suo, doveva battere un colpo e l’ha battuto, dopo la delusione dell’Ungheria, prima della pausa estiva. E ha celebrato al meglio quel record di 68 pole conquistato al sabato, andando a raggiungere sua maestà Michael Schumacher in cima alla classifica di ogni tempo.

Poi c’é Sebastian, forte del rinnovo contrattuale che lo legherà alla Ferrari per altre tre stagioni piene, forte di un primato in classifica che non vuole assolutamente mollare, che tiene stretto con i denti contro ogni pronostico, dimostrando gli enormi passi in avanti fatti dalla Rossa su una pista nemica, simile molto a Silverstone, punto più basso della stagione. Anche il tedesco puntava a vincere, puntava ad infrangere il sogno di Lewis. Ci ha creduto, soprattutto alla ripartenza dalla safety car, quando gli è mancato tanto così – per l’esattezza tre chilometri orari di velocità di punta – per portare a casa il bottino pieno, ed il colpaccio. Ma guai a recriminare su quello che non è stato, perché questo secondo posto vale oro più che mai, e lo proietta sotto i migliori auspici verso il gp di casa, fra appena sette giorni, e quello successivo di Singapore, dove tutti si aspettano un altro fine settimana rosso, come a Montecarlo, come all’Hungaroring.

Più che questo mondiale si porta avanti, più che l’asticella delle prestazioni si alza tra Ferrari e Mercedes, tra Vettel ed Hamilton. Con due monoposto che praticamente si eguagliano, dove sono gli episodi, ma soprattutto i punti – anche quelli piccoli di un secondo posto – a fare la differenza. Regolarità è la parola d’ordine, esserci sempre l’obiettivo, giocarsela, fino in fondo, fare parte del duello su ogni pista. Puntando alla vittoria. I giochi sono più che mai aperti. La sfida più che mai incerta. Anche a Monza, altra pista di motore, ma un po’ diversa da Spa; dove conterà anche la trazione e la maneggevolezza nella prima sinistra-destra dopo il lungo rettilineo. Quella variante bassa che potrà fare la differenza e sulla quale in Mercedes temono molto il passo corto della SF70H. Il Belgio, e non solo, insegna però che le previsioni sembrano sempre più azzardate. Mentre a contare è quel lavoro “oscuro” in fabbrica che nell’arco di pochi giorni può sovvertire qualsiasi pronostico.

Lo si era detto alla vigilia di Melbourne, in Australia: conteranno gli sviluppi. La Ferrari ha fatto un grandissimo salto in avanti durante la pausa di agosto. E in Belgio ha portato i frutti sperati, perché Hamilton il gradino alto se lo è sudato dalla prima all’ultima curva. Adesso però bisognerà vedere se lo stesso lavoro pagherà anche a Monza. Dove la Rossa parte comunque svantaggiata, sulla carta. Ma a questo punto, chissà.

(di Alessandro Marinai)

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