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Kenya al voto, col rischio della guerra civile

Nairobi. Un paese letteralmente spaccato in due; con l’incubo della guerra civile alle porte, il ricordo delle violenze post elettorali di dieci anni fa quando, nel 2007, vi furono oltre mille morti e 600mila sfollati. Così il Kenya si prepara alla giornata caldissima di martedì prossimo, quando si terranno le nuove elezioni generali.

In palio 47 posti da governatore, i seggi parlamentari e soprattutto la carica di presidente. Che vede la sfida tra l’attuale capo di Stato, Uhuru Kenyatta, e l’ex primo ministro Raila Odinga, già candidato nel 2013 quando ottenne il 43,28% delle preferenze. C’è chi dice che questa volta Odinga potrebbe anche superare Kenyatta.

Ma il risultato del voto è quantomeno incerto, proprio grazie alla spaccatura fra la popolazione nella preferenza fra uno o l’altro candidato. Come dieci anni fa, anche oggi diverse sono le zone a rischio di scontri: 19 i punti segnalati sulla cartina, dei quali 7 evidenziati in rosso, con la Rift Valley che nel 2007 fu l’epicentro dal quale gli scontri si propagarono, con tutta la loro violenza, nel resto del paese.

(di Alessandro Marinai)

L’attuale Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta

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