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Quell’estate del 1900 a Montepiano

Prato. È una Montepiano immersa in una “solitudine solenne” quella descritta da Francesco Bettini nelle guide che ci riportano come per magia in “quell’estate del 1900”. Bettini, parroco di Paperino, una frazione di Prato (sì proprio quella del film A ovest di Paperino interpretato da Nuti, Benvenuti e Cenci, i Giancattivi), mette la Montepiano degli inizi del secolo scorso al centro di itinerari naturalistici e passeggiate, ma soprattutto la elegge come stazione estiva climatica per eccellenza, considerando anche l’accogliente indole degli abitanti della montagna.

Il Comune di Vernio e la Fondazione CDSE hanno allestito a Montepiano, in collegamento alla mostra antologica del nipote Emanuele Bettini un’installazione video dedicata alle guide, che saranno protagoniste anche a Vernio con l’appuntamento di giovedì 3 agosto (ore 21) della rassegna Apriti Chiostro una serata condotta dalla storica Annalisa Marchi.

Bettini, stimatissimo ricercatore che aveva avuto il Carducci come maestro, scrisse due guide su Montepiano, La stazione estiva di Montepiano (1897) e Montepiano, con brevi cenni sulla val di Bisenzio (1912) e una su Castiglione de’ Pepoli. Le guide percorrono l’Appennino e una Val di Bisenzio al tempo ancora largamente agricola descrivendo le “saporose frutte”, il bestiame “magnificamente tenuto” e il “reputatissimo burro” dei pascoli alti, ottimo anche per il raffinato gusto dei regnanti dell’epoca. L’autore però scopre anche il fermento delle nuove abitazioni, dei villini, delle grandi dimore signorili che segnano la crescita della località come centro di villeggiatura.

A Castiglione de’ Pepoli già nel 1916 c’era un impianto idroterapico, con annesso albergo e campo da tennis, documentato dalle fotografie inserite da Bettini nella sua guida, e Montepiano poteva sperare in un analogo sviluppo, grazie alla nuova strada che dal 1892 lo collegava con S. Quirico e Prato. Le guide incuriosiscono il lettore e lo accompagnano in percorsi che non sono solo quelli degli alpinisti, prefigurano un turismo fatto di storia e ambiente, che si appoggia su memorie e patrimonio artistico, immaginano il popolarsi delle villeggiature, a Montepiano inaugurate dal granduca Leopoldo II, dai principi Strozzi, da personaggi della colonia anglo-fiorentina come furono le signore Jackson nel 1872. Di quei Jackson che scoprirono anche Pracchia e l’Appennino Pistoiese. Cento anni dopo queste pagine assumono un valore storico documentario. Ma ognuna è come pervasa dal vago sapore poetico di un autore che si incanta davanti a panorami inaspettati e si accorge che il profumo della mammola silvestre, quando l’abbiamo conosciuto, si apprezza e si ama.

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