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Il Pil italiano tornerà ai livelli pre-crisi alla metà del 2020

Firenze. Prosegue il recupero dell’area dell’euro che si è rafforzato nel corso dell’ultimo anno, creando più posti di lavoro e opportunità. Lo ha comunicato il Fondo monetario internazionale nell’Article IV sull’Europa, sottolineando come tutti i membri dell’eurozona stiano condividendo il recupero pur con delle differenze nei tassi di crescita tra i vari paesi che tuttavia, sono al loro livello più basso dal lancio dell’euro nel 1999.

Nonostante l’economia della moneta unica abbia individuato e raccolto il giusto slancio, “si trova ancora di fronte gli ostacoli di un alto debito pubblico”, che “porta alla mancanza di convergenza tra i livelli di reddito e la necessità di ridurre gli squilibri che si sono sviluppati prima della crisi”. Il superamento di queste esigenze richiede, dunque, ulteriori riforme, sebbene il recupero si stia comunque “consolidando e diventi ampio”. La riduzione dei prezzi dell’energia, le politiche di sostegno, i mercati del lavoro più forti e il recupero della crescita del credito hanno aumentato la domanda interna, in particolare il consumo privato.

La prospettiva a breve termine è favorevole, con una crescita del 1,9% prevista nel 2017 e dell’1,7% nel 2018. Mentre l’inflazione è salita nella prima metà del 2017, a causa dei prezzi dell’energia più elevati, l’inflazione di base è rimasta persistente e dovrebbe attestarsi all’1,6% quest’anno e all’1,5% nel 2018, ben al di sotto dell’obiettivo di stabilità dei prezzi a medio termine della Banca centrale europea. In calo, invece, la disoccupazione: il Fmi prevede una flessione al 9,2% nel 2017 dal 10,0% del 2016. Il trend di ribasso proseguirà negli anni successivi, con il tasso di disoccupazione che scenderà all’8,8% nel 2018 e all’8,5% nel 2019.

Un certo numero di paesi dell’area euro, quali Grecia, Italia e Portogallo, hanno ancora un alto debito pubblico, nonostante il recupero economico. “Questi paesi hanno limitati tassi di contenimento contro gli shock economici e potrebbero affrontare maggiori costi di finanziamento quando l’attuale stimolo monetario verrà gradualmente ridotto, ad esempio attraverso l’abbassamento dei prestiti obbligazionari da parte della Banca centrale europea”, si legge nella nota del Fondo monetario internazionale. Per questo motivo, gli stessi dovrebbero riuscire a condurre su un percorso in discesa i loro rapporti debito pubblico-Pil.

L’Italia, sempre secondo l’Fmi, dovrebbe continuare sulla strada delle riforme, dando priorità all’aumento della concorrenza nei servizi e nei prodotti e a una maggiore efficienza del settore pubblico, allineando i salari alla produttività e continuando le riforme sulla giustizia civile. Roma, inoltre, potrebbe razionalizzare le spese fiscali, ampliare la base imponibile e attuare una tassa moderna su proprietà immobiliari per ridurre il cuneo fiscale. Il Pil italiano, stando a quanto stimato dall’organizzazione composta dai governi nazionali di 189 paesi, tornerà ai livelli antecedenti la crisi alla metà del 2020.

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