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Patuelli (Abi): “Senza l’euro si finirebbe nelle cattive abitudini sudamericane”

Firenze. “La profonda riorganizzazione bancaria in Italia è impegnata a ridurre i costi operativi anche in presenza di un ridotto margine di intermediazione. Il totale dei prestiti cresce per le imprese e per le famiglie, con i tassi più bassi della storia d’Italia. Sarebbe utile che le Autorità europee non ostacolassero le tante moratorie delle banche alle imprese e alle famiglie che attenuano in Italia gli effetti della crisi. Le banche sostengono anche tanti fondi come quelli per la prima casa, per i nuovi nati e per i giovani. Le banche in Italia sono impegnate ad aumentare i livelli di etica e di democrazia economica e sono competitive anche per attrarre capitali internazionali per lo sviluppo: occorrono innovazioni normative di qualità anche nel funzionamento delle pubbliche amministrazioni”. Lo ha riferito il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione.

“La Brexit accentuerà la concorrenza fiscale e monetaria fra Regno Unito e Unione Europea. Le tematiche bancarie sono quelle su cui l’Europa ha fatto i passi più audaci realizzando la Vigilanza unica che ancora non è l’Unione bancaria che occorre al più presto con testi unici bancari, finanziari, di diritto tributario, fallimentare e penale dell’economia. Le semplificazioni normative e i principi di vera proporzionalità e trasparenza sono indispensabili e urgenti e non vanno confusi con l’anarcocapitalismo che non porta ad un mercato regolato ed efficiente. Nel 2016, per il solo mondo bancario, finanziario e assicurativo sono state emanate addirittura 1.247 fonti normative che si ripercuotono su tutto il mondo produttivo, circa cinque per ogni giorno lavorativo! La sola Vigilanza unica non basta. L’Unione bancaria deve essere completata facendola diventare il centro finanziario mondiale capace di attrarre capitali sempre nella piena legalità”.

“Non condividiamo la demonizzazione preconcetta dell’euro: senza la moneta unica in Italia non esisterebbero tassi così bassi da quasi vent’anni, costerebbero molto di più gli interessi per famiglie e imprese, la Repubblica Italiana sarebbe schiacciata dal costo degli interessi e le imposte sarebbero ancora più alte. I cambi di moneta penalizzano inizialmente sempre i risparmi e coloro che hanno pensioni, salari e stipendi fissi. E’ impossibile mandare indietro le lancette della storia rincorrendo anacronistiche nostalgie di una moneta che era debole, instabile, con continui rischi di cambio. Si finirebbe nelle cattive abitudini sudamericane, invece che fra le migliori democrazie occidentali. Ci si deve chiedere se debba essere ampliato il ruolo della Bce come autorità monetaria per favorire la crescita economica e non solo controllare l’inflazione”.

Il panorama bancario

“Occorre proseguire nella ricerca di maggiore equilibrio tra requisiti prudenziali e finanziamenti all’economia, con più equi computi dei prestiti per gli immobili residenziali alle famiglie, per il credito al consumo e per settori come il navale e la pesca. Le regole di Basilea debbono essere identiche per le due sponde dell’Atlantico e applicate in modo coerente per prevenire scompensi e conflitti. Per le banche la sfida principale è recuperare redditività per favorire lo sviluppo e l’ordinario prudenziale ciclo degli accantonamenti e dei dividendi: sono infiniti gli sforzi di riduzione dei costi, di miglioramento nella gestione dei rischi e di ottimizzazione delle dotazioni di capitale. Occorre stabilizzare le norme europee e internazionali sui requisiti di capitale per dare certezza ai mercati, alle banche e a tutte le imprese, per favorire la ripresa e dare attuazione, con saggezza e proporzionalità, a quelle già adottate. Le crisi finanziarie e bancarie sono sempre devastanti. Per quindici anni abbiamo operato, finalmente con successo, per far rimborsare integralmente, e con gli interessi, i risparmiatori italiani che avevano investito in titoli del debito pubblico Argentino. Dopo la privatizzazione delle banche pubbliche, in Italia le crisi bancarie sono state affrontate per anni sotto la guida della Banca d’Italia, senza infliggere traumi ai risparmiatori e alle banche concorrenti. Invece le regole dell’Unione bancaria nascente hanno portato traumi e costi eccessivi”.

“La verifica in sede europea di queste sperimentali normative deve correggerle per evitare che le risoluzioni aggravino i problemi, scarichino oneri su risparmiatori e su banche concorrenti, alterando anche la concorrenza, distruggano valore e fiducia. Le critiche giuridiche a queste regole debbono essere colte, non trattandosi delle Tavole di Mosè, né di norme costituzionali. Con la legge italiana 17 febbraio 2017 n.15 per i salvataggi di banche in crisi e per la tutela dei risparmiatori e con le norme ad essa conseguenti si è intrapresa una svolta rispetto alle risoluzioni, per la stabilità delle banche e la fiducia verso il risparmio investito nel mondo bancario e produttivo, con interventi pubblici complessivamente molto più limitati di quelli effettuati in altri paesi europei. I recenti provvedimenti governativi, in coordinamento con le Autorità europee, hanno eliminato i rischi sistemici dal mondo bancario italiano. I crediti deteriorati rappresentano i costi della crisi e talvolta anche di cattive gestioni. I deteriorati sono frutto anche delle lentezze della giustizia civile italiana che soffre di troppo limitate risorse strutturali e di norme spesso vetuste per le crisi d’impresa”.

“Fra le riforme da completare sono prioritarie quelle sui tempi della Giustizia civile, baluardo per i doveri e i diritti degli onesti, che sono un decisivo indicatore per attrarre capitali per l’Italia produttiva. Significativi passi avanti sono stati realizzati negli ultimissimi anni e potranno essere sviluppati quando il Senato, prima della fine della Legislatura, avrà approvato i disegni di legge delega, approvati dalla Camera, per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza e per l’efficienza del processo civile”.

“Le banche operano per limitare le nuove sofferenze e per ridurre il totale delle sofferenze nette. Tali sofferenze sono ulteriormente scese sotto i 77 miliardi, mentre è in atto nelle banche un grande lavorio per ridurle ulteriormente anche in tempi brevi. Per voltare definitivamente pagina con la crisi occorre fare piena luce su tutti gli aspetti meritevoli di inchieste. L’Abi non è una corporazione, ma un’associazione privata che non può avere strumenti di controllo sugli associati, né notizie privilegiate e riservate di vigilanza. Esprimiamo la nostra indignazione per diversi elementi emersi sulle banche che sono andate in crisi e attendiamo gli esiti dei processi. Più trasparenza sulle crisi bancarie è anche premessa per un maggiore clima di fiducia. Abbiamo grande rispetto per la magistratura e per la commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie”.

“Tutto si muove nel mondo bancario: le tristi inevitabili chiusure di tanti sportelli, così come le aperture di uffici finanziari variamente denominati, non evidenziano rassegnazione. Nel solo 2016 gli sportelli in Italia si sono ridotti della cifra record di 1.231 e stanno calando ulteriormente e rapidamente. L’Italia aveva, sei mesi fa, uno sportello bancario ogni 2.041 abitanti, una cifra intermedia fra i principali paesi della Ue. Le riforme e le aggregazioni in Italia porteranno, a inizio 2018, a un numero molto basso, in assoluto e rispetto alle medie europee, di circa 115 gruppi bancari e banche singole indipendenti, oltre alle succursali di banche estere. Attenzione, però, a non estremizzare: non deve essere compressa l’indispensabile concorrenza nei mercati locali in un contesto dove il 95% delle imprese ha meno di dieci dipendenti. Le aggregazioni potranno servire per prevenire altre eventuali crisi bancarie”.

Le regole bancarie

“Sono da correggere anomalie italiane come i limiti alle emissioni di obbligazioni garantite e la confusione fra l’infame reato di usura e il calmiere che sussiste per i tassi praticati dalle banche e che può penalizzare i clienti più rischiosi. Ora è vicina un’altra fase che sarà determinata innanzitutto dai mutamenti delle politiche monetarie della Bce: i costi del debito pubblico cresceranno se l’ammontare di esso non inizierà a ridursi. Altrimenti vi è il rischio che lo spread sui titoli pubblici italiani cresca ancora, con costi per famiglie, imprese e conti pubblici. Incombono nuove norme ulteriormente prudenziali come Mrel, Tlac e i principi contabili internazionali Ifrs 9 che non debbono divenire altri pesanti incrementi di soglie patrimoniali, né ulteriori pesi regolamentari, né fonti di squilibri concorrenziali”.

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