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F1, il dopo Gp Azerbaijan

Baku. Ricordo ancora con emozione fanciullesca gli anni nei quali la Formula 1 sapeva regalare emozioni; se non a tutti i gran premi, almeno quelle tre o quattro volte in una stagione. Rotture improvvise di motori spremuti oltre ogni limite, battaglie tiratissime sotto diluvi universali, exploit inimmaginabili in gare difficili e piene di insidie. C’era Panis che vinceva in un gran premio di Monaco sotto la cui bandiera a scacchi arrivarono a malapena in sei; oppure c’era quella gara in Ungheria dove Button arrivò al suo primo successo dopo un’acquazzone improvviso che sconvolse i piani di Schumacher ed Alonso, allora in piena lotta per il titolo. Il finale rocambolesco del gran premio in Cina, con Raikkonen vincitore ed Hamilton insabbiato, sulla tela delle suo gomme, nella ghiaia della corsia box. E, andando un po’ più indietro, ma neanche tanto, le delusioni di un Alesi che ogni volta che si trovava in testa ad un gp, puntualmente si vedeva appiedare dalla sua Ferrari. Ce ne sono decine di esempi del genere, come Canada ’97, con lo spaventoso incidente di Panis, sempre lui, ed una gara terminata anticipatamente anche lì da una manciata di monoposto. Ma più che gli episodi, era appunto l’imprevedibilità che faceva soprassedere dal divano, che ti faceva sbuffare, urlare, anche arrabbiare, a volte sorridere.

Dopo quasi un decennio di pura noia monocolore, dai titoli a raffica di Vettel in Red Bull, a quelli argentati di Hamilton e Rosberg, il Gp di Azerbaijan 2017 è uno di quelli che ti fanno riappacificare con questo sport. Uno sport fatto prima di tutto da uomini, persone comuni prima di piloti, ingegneri o meccanici che siano. Gente comune, come tutti noi, capaci di alti e bassi, di mediocrità, di errori macroscopici e di gesta incredibili. A volte nell’arco di un solo weekend, o di una sola gara.

Finalmente siamo tornati a vedere una lotta vera, tra due piloti fortissimi, bravissimi; tra due personalità opposte, ma accomunate dalla voglia irrefrenabile di dominio assoluto nei confronti dell’avversario. Sebastian Vettel contro Lewis Hamilton, Lewis Hamilton contro Sebastian Vettel. Per di più due piloti in due scuderie diverse, Mercedes contro Ferrari, Ferrari contro Mercedes. Un duello vero, colpo su colpo, che fino ad ora si era mantenuto nella stretta via della “cordialità”, un duello combattuto millesimo dopo millesimo, in qualifica come in gara, con uno che a fine settimana alterni finiva davanti all’altro. E con una classifica tirata, ancora tutta da scrivere, lungo un mondiale infinito.

Poi qualcosa è cambiato; magari l’aria della “bassa” Baku ha fatto il suo, abbassando anche le pressioni di Lewis e Sebastian che ad un certo punto della gara, ognuno per ragioni sue personali, hanno perso la testa. Chi ha frenato all’improvviso dietro la safety car e chi ha tamponato – e dato anche una bella ruotata. Ora, senza stare a perdere tempo nella disquisizione su chi avesse ragione o no, fermo restando che molto probabilmente, la ragione, non ce l’ha avuta nessuno, proprio il fatto in questione è stato quello che ha fatto sì che una gara come tante si trasformasse nella più bella dell’ultimo decennio. Col podio delle facce esterrefatte, da Ricciardo vincitore, a Bottas che ha artigliato un secondo posto dopo essersi trovato addirittura doppiato di un giro, a Stroll incredibilmente al primo podio in carriera dopo un avvio di stagione che dire disastroso è assolutamente poco. Tutto grazie a Seb ed Hamilton, protagonisti del duello rusticano che immediatamente mi ha fatto tornare alla memoria quello tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve.

Ruota contro ruota, una resa dei conti “da uomini”, come non se ne vedeva da tanto, forse troppo tempo. Niente di pauroso o di sconcertante, un contatto voluto – da entrambe le parti – alla paurosa velocità di 50 chilometri orari! Una bellezza sopraffina, difficile da dimenticare, che resterà sicuramente negli annali di una memoria data per spacciata, abituata soporificamente alla nullità di questi tempi sportivi, tutti incentrati sul politicamente corretto, senza una parola fuori dalle righe, senza un comportamento sopra le righe, senza un accenno di polemicuccia anche sterile. Ci sarebbe da pagare per altre gare come questa di Baku; ci sarebbe da pagare perché questo duello tra Vettel ed Hamilton possa continuare fino all’ultima curva dell’ultimo gran premio. Alla faccia di chi vuole un mondo comandato, fatto di robottini e finti manichini, viva a chi ha il coraggio di farsi vedere, di andare al di là della linea tracciata da altri, a chi fa vedere di essere una persona vera, con i suoi alti e bassi. Viva ad una Formula 1 così, a due piloti così.

(di Alessandro Marinai)

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(di Alessandro Marinai)

4 Commenti

  1. Articolo bellissimo!
    Concordo con te in ogni singola parola!
    Evviva questa formula uno e basta con politicamente corretto, che ha frantumato i maroni in ogni dove.

  2. Francesco Menghini

    Schumacher e Villeneuve?! Ma che diavolo scrivi? Quello fu il duello di Digione tra Arnoux e Villeneuve nel ’79. Schumacher aveva solo 10 anni!!

  3. Alessandro Marinai

    Salve, mi creda, ma lo so… anche se non lo posso ricordare perché ancora non ero nato. Mi riferivo alla ruotata a Jerez tra Schumacher e Jacques Villeneuve. O a quella che il tedesco dette a Damon Hill in Australia, nella gara finale del mondiale del 1994. In qualche modo lo “sbotto” di Vettel mi ha ricordato quel Michael Schumacher, irruente ed aggressivo (anche se le situazioni possono essere lungi dal venir paragonate).

  4. Alessandro Marinai

    Beh, la politica del corretto a tutti i costi si vede in effetti a cosa ha portato… a piloti e team manager, francamente, insignificanti, almeno nelle dichiarazioni. Ci fossero più Villeneuve (Jacques) e Eddie Irvine… un sogno!

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