Home / Notizie / Primo piano / Le Mans è Le Mans. Punto

Le Mans è Le Mans. Punto

 

Le Mans. Raccontare la 24 Ore di Le Mans è complicato; ma non tanto la gara in sé – basta che chi legge abbia un po’ di pazienza – quanto l’atmosfera, le sensazioni che si vivono prendendovi parte. Come spettatore, ovvio; come cronista, come fotografo. Essere a Le Mans è un’esperienza assolutamente da vivere, una volta nella vita. Una di quelle pazzie assolutamente da fare, perché di pazzia si tratta. Un viaggio interminabile nel cuore della Francia, alle porte di Parigi, per arrivare in un luogo magico, una cittadina tutta da scoprire, percorrendo quelle stesse strade che poche ore dopo saranno chiuse per lasciare spazio a prototipi e gt.

Se guardi la cartina del tracciato di Le Mans viene quasi da chiedersi come una gara del genere si porti dietro questo alone misto fra mito e leggenda, con le sue storie, incredibili e pazzesche, con quel passato carico di ricordi indimenticabili. Un layout semplice, che pare disegnato da un bimbo. Un rettilineo immenso, qualche chicane a spezzare velocità altrimenti pazzesche, un’ultima parte un po’ più lenta, complicata, prima del traguardo. Beh, come spesso accade, l’apparenza inganna. Fermarsi al solo disegno del tracciato, solo in parte permanente, non porta per niente a capire il senso che sta dietro la gara più famosa del mondo.

Le Mans è Le Mans. Le Mans è 24 ore di puro godimento. Dove niente è scontato, nulla è scritto. Una gara dove il verdetto lo da solo la bandiera a scacchi, dove i più forti non sempre vincono, dove le sorprese la fanno sempre da padrone. Ma soprattutto, a Le Mans, è l’aria che si respira che ti rimane dentro, nelle vene, che diventa parte di te, senza più abbandonarti. Sono sincero, io faccio parte di quel nutrito gruppo di persone ed appassionati che si possono definire “i pazzi della notte”. Ecco, Le Mans, è la notte. L’unica gara al mondo che si corre in pieno buio, altro che Bahrain e Singapore in Formula 1, o Qatar in MotoGp. Quelle sono piste dove la notte praticamente esiste solo negli occhi di chi trova il momento di volgere il proprio sguardo al cielo. Per il resto è tutto un flash quasi accecante di luci e fari che illuminano a giorno tutto, non solo la pista. E per i piloti che corrono, all’atto pratico non c’è nessuna differenza tra quelle piste ed altre nelle quali si corre al solito orario delle 14 pomeridiane.

Chi corre a Le Mans, e chi guarda Le Mans, al contrario ha tutto un altro spettacolo di fronte a sé. Lì è buio veramente; non ci sono lampioni, apparte qualche sparuto esemplare in lontananza, buono per illuminare in maniera più o meno fioca qualche postazione dei commissari di percorso. Per il resto, il resto, lo fanno i fari delle auto. Una scia interminabile di punti bianchi e gialli che sfrecciano quasi all’infinito sotto un cielo stellato; una ruota panoramica che continua a girare e che fa da sfondo all’unico punto di luce vero che c’è per 13 chilometri. Una città dentro il tracciato, dove tanti meccanici vanno avanti e indietro in maniera ordinata, che operano i pit stop, che riparano, che scherzano, che dormono. Ogni tanto qualche flash, ma nemmeno tanti. E le tenebre avvolgono il tutto, come una morbida coperta che in qualche modo ti fa sentire al sicuro, ti fa sentire a casa.

Dal tramonto all’alba, col ponte Dunlop splendida cornice per un caleidoscopio di colori unico al mondo, col fresco che arriva, le lucciole che fanno capolino, le tazze di caffè obbligatorie, e la rugiada che comincia a bagnare prati e scarpe. In fondo, ciò che accade lungo la pista, poco te ne importa. Perché è il contorno che ti rapisce. Ti porta quasi via in un viaggio subliminale, accompagnato questa volta sì dal rombo delle auto che passano. Rombo che va dal sibilo elettrico dei prototipi ibridi, al brontolio tutt’altro che sommesso delle gt americane, tra ritorni di fiamma dagli scarichi e la voce del commentatore ufficiale che scandisce tutto ciò che accade, minuti per minuto, dai colpi di scena all’ordine sotto il traguardo.

Per riuscire a capire cosa significa Le Mans, bisogna andare a Le Mans. Vivere la 24 Ore è un obbligo al quale si deve assolvere quella volta nella vita. Poi basta, non importa neanche tornare. Tanto è ciò che una gara come questa ti lascia nel profondo; è come se ti segnasse, nel bene, lasciando dentro di te una firma indelebile carica di emozioni e sensazioni irripetibili, che più riuscirai a vivere.

Raccontare Le Mans è difficile, spiegare ciò che significa è ancor più complicato. Tanto che per farla breve, per essere più concisi ed efficaci possibili, forse basta dire che Le Mans è Le Mans. Punto. Senza troppi giri di parole, senza troppo stare a perdere tempo. Due paroline, semplici semplici, che al loro interno racchiudono tutto il fascino di una corsa senza tempo, ultimo baluardo di un tempo che fu, rimasuglio di un mondo delle corse che sempre più guarda al futuro dimenticando che al vero appassionato, ciò che più importa, è mantenere, appunto, quel legame magico con ciò dal quale tutto è nato. Chi ha vinto Le Mans quest’anno? Ah, già, ancora la Porsche. Peccato davvero per Toyota.

(di Alessandro Marinai)

Leggi anche

Asante calcio, i migranti scendono in campo

Palermo. La presentazione ufficiale è stata fatta giovedì scorso, ma adesso la Asante calcio scende …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *