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L’altra faccia della crisi venezuelana

Caracas. E’ l’altra faccia della medaglia, quella prospettiva poco considerata in una situazione devastante, in un orizzonte nebbioso, dentro un Paese allo sbando. Sono due mesi che in Venezuela si va avanti a manifestazioni e proteste; giornalmente, ora dopo ora i cittadini, stanchi del presidente Maduro, scendono in piazza per alzare la propria voce, per chiedere elezioni quanto prima, con la speranza di uscire vivi da una crisi economica che rischia di non avere eguali in tutto il Sud America.

Sono proteste che portano anche a scontri violenti con gli “oppositori”, quei poliziotti che, come quegli stessi cittadini, giorno dopo giorno scendono per le strade col compito di mantenere la sicurezza. Tra le 43 persone che sono rimaste uccise sino ad oggi in questi scontri, ci sono anche ragazzi, e uomini, che stavano facendo semplicemente il loro dovere. Sono loro il lato “oscuro” della crisi venezuelana, persone, uomini e donne costrette anche ad usare la violenza per 40 dollari al mese (questo lo stipendio di un poliziotto o di un membro della Guardia Nazionale, ovvero quel corpo militare preposto a sedare le sommosse).

Perché anche tra loro c’è chi ha paura; paura di perdere un posto di lavoro, paura di non poter più portare lo stipendio a casa; paura, anche, di finire sotto la corte marziale per alto tradimento in caso di rifiuto nel prendere servizio. Ma anche fra di loro c’è – e sono tanti – chi è stanco di questa situazione, che si è fatta di colpo insopportabile. Cento mila tra uomini e donne stanchi, nel fisico e nel morale, ma che oltre a portare avanti il proprio lavoro non sanno come reagire, cosa pensare, come comportarsi.

Due mesi nei quali, giornalmente, sempre lo stesso copione è andato ripetendosi: si inizia con una manifestazione pacifica, che poi si trasforma in scontro, nel quale i poliziotti usano gas lacrimogeni contro la folla, e rispondono con i proiettili di gomma alle sassaiole che giungono. Poi, nello scontro, si va ad aggiungere anche un gruppo paramilitare che sostiene il governo: questi guidano motociclette, disperdono i manifestanti, ma sovente sparano anche diretti contro gli stessi poliziotti.

Caracas, la capitale del Venezuela, sembra una città sotto assedio. A vederla è una vera città in guerriglia, dove i membri della Guardia Nazionale, che vivono nelle caserme ormai da mesi, non hanno un attimo di pace. E c’é anche chi non riesce più a vedere la propria famiglia dal gennaio scorso, visto che ogni momento libero è stato annullato per il rischio diserzione – alto i primi tempi. Dalla mattina alla notte compresa, con turni massacranti, senza possibilità di riposo, a combattere per le vie della città nel fermare i saccheggi e le scorribande continue.

Paura, istinto di sopravvivenza, ai quali si mischia adrenalina e odio; un mix pericoloso, che già ha fatto le proprie, diverse, vittime. Con i manifestanti che riconoscono nei poliziotti dei propri concittadini che fanno solo il proprio lavoro; ma questo non è sufficiente nel ridurre una tensione ormai alle stelle.

(di Alessandro Marinai)

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