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Hayden come Schumacher: gli eroi del vento, schiacciati dalle ripicche del destino

Firenze. La morte non guarda in faccia nessuno. Non fa distinzioni di sorta, niente regali, nessuno sconto. Arriva, chiede dazio, se ne va. Lo sappiamo bene, ce lo diciamo sempre; eppure ci sono volte nelle quali, la morte, ci lascia disorientati. Nicky Hayden e Michael Schumacher. Due campioni del mondo, due uomini che hanno scelto il rischio come loro pane quotidiano. Due uomini che hanno lottato, giorno dopo giorno, contro la morte, contro la paura. In quel ring poco quadrato, formato da curve e rettilinei; sempre attenti, sempre in guardia. Colpiti quando la guardia, per ragioni diverse, ma al contempo simili, l’avevano abbassata.

Una dimensione quieta in una vita fatta di ferocia agonistica e dei pericoli dei quali si nutre il mondo delle corse. Per questo l’incidente di Schumacher prima, e quello di Hayden poi, ci hanno colpiti anche a noi, abbastanza forte per farci riflettere della bizzarria del destino, una bizzarria fatta di ripicche e tradimenti.

Chi mette in gioco la propria vita in un’attività estrema, come anche le corse, per esorcizzare quella compagnia, scomoda, di viaggio evita di parlarne. Dei rischi, enormi, della tensione anche di coloro che stanno a casa, a guardare, ad aspettare. E nel momento in cui qualcosa accade, un incidente, ogni pilota cerca, rifugiandovisi, ragioni specifiche, tecniche.

Uno sciatore distratto, un incidente in bici come tanti, troppi, nelle affollate strade quotidiane. Paragonabili a quelli che colpiscono prudenti automobilisti e prudentissimi pedoni; che, a volte, a guardia abbassata, vengono colpiti. Da qui il dispiacere, grande, grandissimo, e allo stesso profondo, che produce un penoso disorientamento. E la morte di Nicky Hayden ci ricorda come anche gli eroi, i nostri eroi, sono infondo uomini, piccoli e per questo vulnerabili. Persone che all’improvviso ci somigliano e che, come noi, si trovano a combattere col mistero esistenziale che ci accompagna. Esposti, come siamo tutti, a quel soffio di vento che non risparmia neanche chi, col vento, gioca, ride, scherza, combatte.

(di Alessandro Marinai)

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