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Sousa, un portoghese dal carattere troppo svizzero

Firenze. Nessuno, forse, se ne sarà accorto ma, ieri, al termine di Fiorentina-Lazio c’era un allenatore che si è commosso. Sì: era proprio Paulo Sousa che si deve essere reso conto di quanto abbia sbagliato nel comportarsi da portoghese troppo svizzero nel carattere. Forse non aveva ben chiara la natura dei fiorentini che fanno tanto alla svelta ad andare in visibilio per una persona ed altrettanto velocemente la mandano volentieri a quel paese.

Se Sousa avesse capito prima e digerito poi senza fare troppe storie quei tipi di contratti che ha sottoscritto con i Della Valle fin dal primo giorno in cui mise il sedere sulla panchina viola, forse oggi la curva Fiesole non lo avrebbe fischiato, ma lo avrebbe considerato come uno dei suoi tifosi eccellenti con l’incarico di dover stare al gioco per contenere un’annata nelle linee economiche di una società dal budget modesto. Ma sappia bene, il Sousa, che non troverà solo a Firenze una tifoseria pronta ad osteggiarlo se il suo comportamento continuerà ad essere quello che certe verità non le sa digerire. Sono pochissime le squadre che potranno star dietro ai suoi desideri di acquisto nel paradiso dei grandi calciatori sopra i cento milioni di euro.

A questo punto mi viene da fare una considerazione: sarebbe anche l’ora di cambiare registro perché il campionato di calcio così com’è mi sembra un po’ lo specchio delle bufale che circolano su tutti i web. Ma come è possibile renderlo credibile quando le squadre in sentore di partecipare alla Uefa negli incontri preliminari fanno a gara per cercare di perdere le ultime partite? Permettetemi un’analisi.

In Champions League è da sempre destinata a parteciparvi, come prima formazione italiana, la Juventus. E questo per il semplice fatto di attuare delle spese in grado di formare lo squadrone che si ritrova; per cui la formazione bianconera viene considerata fin dall’inizio del torneo come la certa partecipante a quel tour europeo che trasmette golosamente via tv tutte le partite del massimo torneo Uefa. Quindi la Juventus possiede le risorse sicure e necessarie per far parte di una èlite di formazioni europee che possono rappresentare degnamente un calcio considerato giustamente di prima categoria. E la tv trasmette solo partite dove si possa gustare le grandi del calcio internazionale perché sono solo loro a permettere di introitare migliaia di milioni di euro. E allora: perché mai, invece di spendere in eccessivi sforzi fisici ed economici, raddoppiando in ogni campionato nazionale il numero degli incontri cui una squadra deve sottostare, non si pensa di programmare un torneo europeo a parte? Un torneo che veda la partecipazione delle migliori in Europa, forse una trentina di squadroni suddivise in due gironi. Mentre la Serie A di ogni nazione potrebbe presentare squadre dello stesso livello agonistico.

E allora togliamo di mezzo queste stupide Coppe, sia Champions che Europa League, e mettiamo a disposizione dei club più danarosi un più logico campionato europeo con una formula che possa inserire ogni anno nuove squadre vincitrici del proprio campionato nazionale e retrocedendo le squadre che arrivano ultime nei due gironi internazionali. Cosa ci incastrano formazioni come la Fiorentina o l’Udinese o il Torino, per non dire Sampdoria o Palermo o Genoa con squadre che possiedono risorse economiche troppo più cospicue? Partite scontate che favoriscono sempre, di riffe o di raffe, le formazioni da incontri europei, perché gli arbitri non possono non tenere conto di quanto viene loro suggerito.

Certo può succedere che un’Atalanta possa guadagnarsi un posto nell’Olimpo internazionale, ma rimane un caso sporadico che difficilmente potrà ritrovare ripetizioni analoghe. Invece pensate come sarebbe bello tornare ad una Serie A nazionale a 18 squadre con parità di risorse economiche e un buon livellamento tecnico di giocatori giovani, energici, aggressivi e desiderosi di farsi conoscere.

Resto convinto che il futuro del calcio internazionale dovrà rivedere certi atteggiamenti: oggi spendere eccessive somme per restare agganciati per pochi mesi al treno internazionale non conviene più a nessuno. Vedi Milan e Inter che hanno già programmato dei tour estivi particolari in Cina dove i guadagni a pro delle due società sono molto più elevati di quanto possa remunerare un paio di incontri nelle qualificazioni di Coppa Uefa a luglio.

Ecco perché il Milan e l’Inter non riescono più a vincere. Per fortuna la Fiorentina deve affrontare un Napoli che ancora può credere nel secondo posto della nostra Serie A. Chissà chi abboccherà al sesto posto nella nostra classifica.

(di Alessandro Giusfredi)

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