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Voto in Algeria: (ri)vince il Fln, astensione da record

Algeri. Niente di nuovo in Algeria, la stabilità politica ha retto ai duri colpi inferti dalla crisi economica e sociale. Alle elezioni legislative del 4 maggio scorso, per il rinnovo del parlamento, infatti, il Fronte di liberazione nazionale (Fln) dell’anziano presidente Abdelaziz Bouteflika ha ottenuto la maggioranza relativa al Congresso nazionale del popolo, con 164 seggi su 462.

Il Raduno nazionale per la democrazia (Rnd), con 97 seggi, si è confermato come secondo partito del Paese per numero di voti; mentre la coalizione islamista formata dal Movimento della società per la pace (Msp) ed il Fronte del cambiamento (Fc), al terzo posto, ha conquistato 33 seggi.

Il Fronte delle forze socialiste (Ffs) ha ottenuto 14 seggi contro 26 nella precedente legislatura; Il Partito dei lavoratori (Pt) ne ha conquistati solo 11 (dai 24 del 2012); mentre il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd) è riuscito ad eleggere soltanto 9 parlamentari.

Partecipazione in drastico calo

Il voto è stato caratterizzato da forte calo della partecipazione, soprattutto da parte dei giovani che hanno disertato le urne, con un’affluenza del 38,3%, pari a circa 23 milioni di votanti, contro il 43,1% del 2012. Gli appelli delle autorità algerine, finalizzati ad assicurare una massiccia affluenza ai seggi elettorali, sono dunque falliti; nonostante l’impegno del presidente Bouteflika (classe 1937), personalmente coinvolto nell’invio di un messaggio ai suoi concittadini per la mobilitazione.

La scarsa affluenza rappresenta una sconfitta sia al potere (ormai cristallizzato in Algeria) che alla stessa politica, incapace di fornire risposte adeguate e concrete ai bisogni dei cittadini. Gli algerini, dunque, hanno dimostrato sia un crescente disinteresse nei partiti che una progressiva perdita di fiducia negli eletti. La crisi economica che ha colpito il Paese maghrebino dopo il crollo del prezzo del petrolio, la costante perdita di potere d’acquisto e le numerose preoccupazioni sul futuro della nazione, hanno influito pesantemente sul voto, generando l’ennesima ondata di astensione dal voto.

Il “successo” dell’antipolitica

Anche in Algeria, nell’immaginario collettivo, il “politico di professione” viene spesso considerato un perfetto “estraneo” dalla società civile, in quanto interessato soltanto alla propria carriera. Buona parte dell’opinione pubblica, infatti, ritiene che gli eletti (a tutti i livelli) non abbiano alcuna presa sui problemi quotidiani (qualità della vita, lotta alle disuguaglianze ed alla corruzione, burocrazia), e che i parlamentari non siano in grado di influenzare le decisioni importanti, né di soddisfare le richieste degli elettori. L’ultimo parlamento in carica, in effetti, si è dimostrato inerme e completamente asservito al potere centrale del governo.

Il Fronte di liberazione nazionale si indebolisce

Gli esiti delle elezioni parlamentari del 4 maggio denotano un vistoso passo falso della principale forza politica del Paese, il Fronte di liberazione nazionale del presidente ottantenne Bouteflika. Il partito guidato da Djamel Ould Abbas, infatti, ha perso 57 deputati rispetto alla precedente legislatura, favorendo gli avversari del Raduno nazionale per la democrazia (Rnd) dell’ex premier Ahmed Ouyahia, passato da 70 a 97 seggi in parlamento.

Sconfitti gli islamisti e l’opposizione

Le sproporzionate aspettative degli islamisti riuniti sotto l’egida di Msp-Fc e forti del dissenso interno all’elettorato laico, sono state tradite e pesantemente ridimensionate, con soli 33 seggi su 462. Molto deludenti anche i risultati dell’opposizione al Fln, formata da Ffs, Rnd e Pt, e capace di esprimere soltanto 34 deputati.

(di Matteo Pazzaglia)

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