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Draghi: “Chi persegue politiche giuste può trarre vantaggio dall’euro”

Firenze. “L’unione monetaria, a volte, è stata vista come la causa della bassa crescita in alcune zone dell’area dell’euro. Eppure abbiamo visto che i paesi che hanno attuato riforme strutturali e hanno gestito buone politiche fiscali, la moneta unica non è stata una barriera al successo. Infatti, coloro che hanno perseguito le politiche giuste hanno potuto trarre vantaggio dall’euro in modo più efficace”. Lo ha riferito il presidente della Bce, Mario Draghi, a Losanna, dove ha ricevuto la medaglia d’oro della Fondazione Jean Monnet pour l’Europe.

Secondo il numero uno della Banca centrale europea occorre chiedersi se il processo di integrazione stia fornendo quanto previsto. “Il fatto di agire insieme è solo una metà del processo di costruzione del progetto europeo. L’altra metà è farlo bene. Per prima cosa occorre dare chiarezza alle finalità del progetto europeo e agire solo in settori in cui può soddisfare un chiaro bisogno dei cittadini e dove può offrire una piattaforma efficace per farlo. Ma se siamo rigorosi nell’applicare il principio di sussidiarietà, allora dobbiamo anche essere rigorosi nel dare a ogni livello di governo i poteri necessari per svolgere con successo i propri compiti. Quindi – ha spiegato Draghi – quando affidiamo i compiti all’Unione, dobbiamo assicurarci di avere gli strumenti e le competenze necessari per essere efficaci”,

La prima cosa da fare, per il banchiere, “è terminare i progetti che si sono iniziati”. Un esempio è “l’Unione economica e monetaria che rimane incompleta”. “Ma sarà difficile andare avanti se non abbiamo una visione condivisa di come dovrebbe essere un’unione monetaria completa. E non solo perché una tale visione aiuta a orientare i passi che stiamo prendendo oggi, ma anche perché renderebbe pienamente trasparente il processo ai cittadini. E questo porta all’ultimo punto sottolineato da Monnet: la necessità di responsabilità e trasparenza”.

L’approccio di Monnet, ha riassunto lo stesso presidente della Bce, è necessario ancora oggi per tre motivi fondamentali. “Il primo è il declino relativo del peso dei paesi europei negli affari mondiali. La seconda ragione è legata ai cambiamenti nella struttura delle relazioni internazionali dovuti a tecnologia e l’ambiente”. La terza “è il nostro impegno al libero scambio”. “Aprire il commercio non è un’imposizione, ma ora è diventato così profondamente cruciale per la nostra prosperità che nessun paese può chiudersi fuori senza commettere un profondo atto di autolesionismo: infatti, i due terzi delle importazioni dell’Ue sono materie prime, prodotti intermedi e componenti necessari per i processi di produzione”.

Per questo motivo, “il punto è chiaro: in un mondo in cui la dimensione relativa dell’Europa si sta restringendo e dove tecnologia, ambiente e mercato permeano i confini nazionali” occorre agire insieme per “riconquistare le capacità in modo più forte che mai”, ha concluso Draghi.

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