Home / Notizie / Esteri / Referendum in Turchia: si rafforza il potere di Erdogan

Referendum in Turchia: si rafforza il potere di Erdogan

Ankara. “Questo Paese ha condotto la più democratica delle elezioni, qualcosa che nessun Paese in occidente ha mai sperimentato”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dopo la vittoria del sì al referendum sulla riforma costituzionale in Turchia. I suoi poteri saranno aumentati, a discapito di quelli del Parlamento di Ankara. L’esecutivo turco, dunque, sarà concentrato nelle mani dello stesso Erdogan, che potrà mantenere il potere fino al 2029.

I punti cruciali della riforma sono: l’abolizione dell’incarico di primo ministro, sostituito dai vice presidenti; il presidente diventa un presidente esecutivo e il capo di Stato può mantenere il legame con il partito di provenienza; tra i nuovi poteri del presidente figurano la nomina dei ministri, la presentazione di una proposta di bilancio, la scelta di quattro dei 13 componenti del Consiglio supremo dei giudici e dei procuratori, tra i quali ci sono il ministro della Giustizia e il sottosegretario (entrambi scelti dallo stesso presidente); il presidente può emettere decreti con forza di legge, decretare lo stato d’emergenza (in vigore in Turchia dallo scorso luglio) e sciogliere il Parlamento; il numero dei parlamentari passa da 550 a 600 e l’Assemblea può avviare con la maggioranza dei voti dei deputati procedure per l’impeachment del presidente; le elezioni presidenziali e parlamentari si tengono contemporaneamente ogni cinque anni e il presidente non può restare in carica per più di due mandati.

Per l’Osce, il referendum in Turchia non ha rispettato gli standard internazionali sul processo di voto. E’ quanto si legge in una nota dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nella quale si sottolinea che “la consultazione si è svolta in un clima politico in cui le essenziali libertà fondamentali per un processo sinceramente democratico sono state ridotte dallo stato d’emergenza e le due parti non hanno avuto le stesse opportunità” di presentare le loro ragioni agli elettori. “La nostra missione di monitoraggio – ha sottolineato, in una nota, Tana de Zulueta, capo degli osservatori del voto in Turchia – ha dimostrato che la campagna per il sì ha dominato la copertura dei media e questo, insieme alle restrizioni dei media, all’arresto dei giornalisti e alla chiusura dei giornali, ha ridotto l’accesso degli elettori alla pluralità di punti di vista”.

Secondo quanto denuncia l’Osce, il referendum si è svolto “in condizioni di disparità, con le due parti che nella campagna non hanno avuto le stesse opportunità”, mentre “agli elettori non state fornite informazioni imparziali sugli aspetti fondamentali della riforma e le limitazioni sulle libertà fondamentali hanno avuto un effetto negativo”. L’Organizzazione sostiene che il referendum si è svolto “in modo efficiente ed ordinato in un numero limitato di seggi visitato dagli osservatori internazionali”, ai quali, in alcuni casi, è stato negato l’accesso durante l’apertura o la chiusura.

Leggi anche

La Marcia di Smirne risuona contro l’autoritarismo di Erdogan

Istanbul. Si chiama Marcia di Smirne, risale alla guerra di indipendenza turca – dei primi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *