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F1, il dopo Gp Cina

Shanghai. Una gara decisa da un particolare, un’inezia, un momento. Così come lo è stata la scorsa, così come, molto probabilmente, sarà per tutto il Campionato. Anche in Cina, Mercedes e Ferrari se la sono battuta alla pari; con prestazioni pressoché identiche, sia in qualifica che in gara. Ma con, almeno per quest’ultima, il risultato al vertice a posizioni invertite. Hamilton batte Vettel, uno a uno e palla al centro. Due gare, leadership congiunta nel mondiale tra il pilota Mercedes e quello della Ferrari. Con un dubbio, grande, su cosa sarebbe potuto accadere senza quel passaggio obbligato dalla pit lane durante il regime di safety car dovuto all’incidente di Giovinazzi sul rettilineo.

Una beffa se vogliamo, perché se la macchina di servizio fosse passata dalla linea del traguardo – come praticamente sempre accade – Seb Vettel avrebbe potuto sfruttare al meglio la sosta anticipata ai box nella quale, prima di tutti gli altri, ha montato le gomme da asciutto e smarcato le intermedie per la pista umida, ma che già andava asciugandosi molto in fretta. Ma la Sauber bloccata sotto la linea del traguardo, e i tanti detriti in pista, hanno giocato a favore di un Hamilton comunque sempre leader, e che alla fine si è meritato il successo.

Ma lasciando da parte i se ed i ma, e con loro gli imprevisti che fanno parte delle corse, c’è da sottolineare la costanza di una Rossa attesa al varco della Cina, su una pista più probante rispetto a quella australiana, e che di regola regala verdetti certi per quel che ci attenderà nei mesi – e nelle piste – a venire. Ed ecco che il secondo posto di Vettel, condito da un sorpasso monstre su Ricciardo, con doppia ruotata annessa, bello e cattivo quanto basta, deve esser letto non tanto come una sconfitta, quanto una conferma della vittoria di due settimane fa all’Albert Park.

Gli otto secondi di distacco che il tedesco ha accusato sotto la bandiera a scacchi dall’inglese ci regalano una SF70H competitiva, al pari della Mercedes, in grado di lottare e dare spettacolo, di giocarsela alla pari per la vittoria. Oltretutto 8 secondi in rimonta, visto che dopo l’ultimo pit il distacco era di 12 secondi. Con una Ferrari che pare più gentile sugli pneumatici, quasi più consistente nei long run. E che a differenza degli anni passati non disdegna il freddo, che a Shanghai si è fatto sentire e non poco. E la gentilezza sulle gomme potrebbe essere un fattore decisivo tra una settimana esatta, quando il Circus sbarcherà in Bahrain, dove in questi giorni si sono fatte registrare punte di 40°C.

I particolari faranno la differenza. Ed è quello che un po’ tutti volevamo. Perché se le discriminanti di una lotta sono le piccole cose (fortuna e sfortuna anche) è il segnale che là davanti, tra i protagonisti, le armi della battaglia sono praticamente identiche. Particolari sì, ma con i piloti che per fortuna, grazie a queste nuove macchine, sono tornati a farla da padroni sulle piste. Come ha fatto vedere Vettel nel suo sorpasso capolavoro ai danni di Ricciardo, come ha mostrato palesemente Max Verstappen, che ha agguantato un podio insperato, il primo della Red Bull in questo 2017, partendo praticamente dal fondo della griglia. I manici tornano a mostrarsi, e non è un caso su quel podio cinese ci siano saliti i maggiori indiziati per un mondiale che promette scintille.

(di Alessandro Marinai)

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