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Cinema: 14 lungometraggi internazionali al Lucca Film Festival

Lucca. Saranno 14 i lungometraggi, tutti in prima italiana, selezionati a partecipare al concorso internazionale dell’edizione 2017 del Lucca Film Festival e Europa Cinema che si terrà dal 2 al 9 aprile tra Lucca e Viareggio. I film competeranno per i premi come “Miglior film” (per un valore di tremila mila euro al regista) dalla giuria presieduta da Criti Puiu, a cui sarà dedicata la prima retrospettiva in Italia; “Miglior film europeo” dalla giuria degli studenti universitari e una “menzione d’onore”, che sarà decretata dalla giuria popolare.

La selezione declina grande pluralità di generi e ampiezza di contenuti oltre a una frastagliata geografia ambientale e punteggiatura sociale. I film arrivano dai principali festival internazionali (da Berlino 2017 a Locarno, da San Sebastian a Toronto). Tanti i registi già conosciuti a livello mondiale come il controverso Bruce LaBruce, simbolo del New Queer Cinema, e il rumeno Calin Peter Netzer, Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2013 e in corsa anche all’ultima edizione.

I film selezionati per concorrere ai prestigiosi premi del Lucca Film Festival e Europa Cinema 2017 sono: Ceux qui font les révolutions à moitié n’ont fait que se creuser un tombeau di Mathieu Denis, Simon Lavoie (Canada, 2016); Tamara Y la Catarina di Lucía Carreras (Spagna, Francia, Uruguay, 2016); El Invierno di Emiliano Torres (Argentina, 2016); Afterlov di Stergios Paschos (Grecia, 2016, 94′); Ikari di Sang-il Lee (Giappone, 2016, 142); Dao Khanong di Anocha Suwichakornpong (Thailandia, Paesi Bassi, Francia, Qatar, 2017); Rifle di Davi Pretto (Brasile/Spagna, 2017, 88’); Rekvijem za gospodju j (Requiem for Mrs. J) di Bojan Vuletic (Serbia/Bulgaria/Macedonia, 2017, 93’); The levelling di Hope Dickson Leach (U.K., 2016); Butterfly kisses di Rafael Kapelinski (U.K, 2017); The Misandrists di Bruce LaBruce (Germania/Canada, 2017); Dayveon di Amman Abbasi (Usa, 2017); Ein Weg (Paths) di Chris Miera (Germania/Germany, 2017); Ana, Mon Amour di Cãlin Peter Netzer (Romania, 2017).

La selezione ufficiale è stata curata da Federico Salvetti, Stefano Giorgi e Nicolas Condemi, del comitato artistico del festival. La giuria professionale sarà presieduta dal regista e produttore rumeno Cristi Puiu, presente a Lucca anche con la sua prima retrospettiva italiana. Alla giuria universitaria è possibile invece iscriversi fino al 20 aprile e per la giuria popolare, realizzata in collaborazione con il Circolo del Cinema e di Lucca e Cineforum Ezechiele 25,17, si può fare richiesta di partecipazione fino al 30 marzo, in entrambi i casi mandando una mail a segreteria@luccafilmfestival.it.

Programma e sinossi dei film

Ceux qui font les révolutions à moitié n’ont fait que se creuser un tombeau di Mathieu Denis, Simon Lavoie (Canada, 2016)
I quattro ventenni dal Québec, Klas Batalo, Giutizia, Tumulto and Ordine Nuovo rifiutano il mondo in cui vivono. Tre anni dopo l’implosione del movimento di protesta “Maple Spring”, ricorrono a una forma di vandalismo che gradualmente li avvicina al terrorismo. Tuttavia, la loro rivoluzione d’avanguardia è lontana dalle aspirazioni sociali prevalenti e minaccia di esplodere loro in faccia. Il film si è già fatto notare al Toronto Film Festival (Best Canadian Feature prize) e a Berlino nella sezione Generations 14plus (menzione speciale).

Tamara Y la Catarina di Lucía Carreras (Spagna, Francia, Uruguay, 2016)
La quarantenne Tamara è mentalmente disabile ed è stata recentemente abbandonata dal suo fratello e unico amico, Paco. Nonostante la sua solitudine e nonostante il fatto che la sua vita sia stata rivoluzionata, Tamara continua a seguire la propria routine quotidiana. Un giorno, l’attrazione e il fascino che Tamara prova per coccinelle la porta ad allontanarsi dal suo quartiere e sul suo cammino presso un chiosco trova una neonata che è stata apparentemente abbandonata. Senza considerare le possibili conseguenze, Tamara decide di portarla a casa propria e di proteggerla. La signora Meche, una settantenne che vive da sola nello stesso quartiere, scopre la neonata a casa di Tamara e non ha altra scelta se non quella di farsi coinvolgere. Il film narra la storia di queste due donne che stanno svanendo nella loro solitudine e invisibilità e illustra come le due, ciascuna nell’altra, riescono a trovare uno spazio in cui, invece di essere emarginate, si sentono finalmente necessarie.

El Invierno di Emiliano Torres (Argentina, 2016, 93′)
Evans, un caposquadra di età avanzata che da lungo tempo lavora in una tenuta ovina in Patagonia, accoglie un nuovo gruppo di lavoratori che presteranno la propria opera nella stagione della tosatura delle pecore. Jara, un giovane proveniente dall’Argentina nord-orientale, si distingue tra gli operai. I proprietari della tenuta lo individuano come un possibile nuovo caposquadra. Quando il lavoro della stagione volge al termine, le peggiori paure Evans diventano realtà. Dopo aver dedicato tutta una vita a quel lavoro e a quella tenuta, Evans viene licenziato e Jara prende il suo posto. Il cambiamento non sarà facile per nessuno dei due e ciascuno dovrà trovare la propria strada per sopravvivere a un inverno che è ormai alle porte.

Afterlov Di Stergios Paschos (Grecia, 2016, 94′)
E’ estate in Atene e Nikos, un musicista 30enne in bancarotta, sta badando a una lussuosa villa in periferia di un suo amico. Tra cocktail a bordo piscina e giochi con il cane di cui si deve prendere cura, Nikos formula un piano. Non avendo ancora superato la sua recente separazione da Sofia, Nico pensa che questa possa essere un’occasione più unica che rara per ottenere finalmente alcune risposte. La invita quindi a passare il fine settimana in villa. Sofia accetta volentieri, non sapendo, naturalmente, che i piani Nikos non sono così innocenti come sembrano. Nikos rinchiude entrambi in casa e si rifiuta di lasciare andare via Sofia fino a quando questa non avrà spiegato razionalmente i motivi della rottura. La presunta vacanza spensierata si trasforma in un insieme di litigi, risate, giochi e introspezione. Nikos otterrà mai le risposte che sta cercando? E Sofia sarà mai sarà in grado di spiegare il motivo per cui si sono lasciati? Afterlov è una storia divertente, commovente e graffiante sul dopo-amore tra due persone che si rifiutano di crescere.

Ikari di Sang-il Lee (Giappone, 2016, 142′)
La parola “rabbia” è stata scritta con il sangue delle vittime su una parete della stanza in cui sono stati trovati due corpi brutalmente assassinati. Passa un anno, ma l’assassino non si trova. Il caso mina la capacità delle persone di fidarsi le una delle altre, in particolare quella di tre coppie di persone che vivono in un villaggio di pescatori, a Tokyo, e a Okinawa. Tutte hanno recentemente stretto amicizia con qualcuno che ha un passato misterioso. La rabbia segue alla fiducia perduta; un’emozione che tende a diventare violenta e svela in modo imprevisto il mistero dietro l’omicidio.

Dao Khanong di Anocha Suwichakornpong (Thailandia, Paesi Bassi, Francia, Qatar, 2017)
Una regista e la sua musa, una ex studentessa militante degli anni Settanta, una cameriera che continua a cambiare lavoro, un attore e un’attrice conducono esistenze collegate da nessi quasi invisibili. La narrazione cambia pelle varie volte, rivelando strato dopo strato le complessità che informano le vite dei personaggi.

Rifle di Davi Pretto (Brasile/Spagna, 2017, 88’)
Dione è un giovane uomo misterioso che vive con una famiglia in una località rurale e remota. La tranquillità viene disturbata quando un ricco proprietario terriero cerca di acquistare la piccola proprietà dove vivono Dione e la famiglia.

Rekvijem za gospodji j (Requiem for Mrs. J) di Bojan Vuletic (Serbia/Bulgaria/Macedonia, 2017, 93’)

La signora J., una ex impiegata amministrativa, vuole completare tutte le sue attività: lava un lavandino pieno di piatti, va al negozio a fare la spesa, e dissotterra una vecchia pistola di famiglia. E’ la pistola del suo defunto marito. La signora J. è decisa a uccidersi con quella pistola nel giorno dell’anniversario della morte del marito, tra una settimana. Lei è pronta a mettere in ordine tutti i dettagli privati e amministrativi in modo che possa suicidarsi a modo suo. Per completare il tutto ha bisogno di una sola cosa: un certificato che attesti il lavoro svolto nel corso degli ultimi 20 anni. In un paese che sta attraversando una transizione sociale, ottenere il certificato si rivela essere veramente complesso. Perché vivere in fase di transizione è complicato. E morire lo è ancora di più.

The levelling di Hope Dickson Leach (Regno Unito, 2016, 83’)

Somerset, Inghilterra. La giovane veterinaria Clover Catto ritorna alla fattoria in cui è cresciuta dopo aver appreso che suo fratello Harry è morto in quello che sembra essere stato un suicidio. Trova la casa di famiglia in uno stato di abbandono a seguito alle alluvioni del 2014 che hanno devastato la zona e Clover è costretta a confrontarsi con il padre Aubrey sulla fattoria, il bestiame e, soprattutto, circa i dettagli che circondano la morte del fratello Harry. Con l’avvicinarsi della data del funerale e a causa di ciò che scopre, Clover intraprende un viaggio emotivo volto alla resa dei conti con la sua famiglia, con la sua infanzia e con sé stessa.

Butterfly kisses di Rafael Kapelinski (Regno Unito, 2017, 89’)

Seguiamo Jake e i suoi due migliori amici in un mondo distorto dal sesso e dalla pornografia. Ciascuno ha i propri demoni, ma il segreto di Jake non può essere svelato a nessuno.

The Misandrists di Bruce La Bruce (Germania/Canada, 2017, 91’)
Una cellula segreta di terroriste femministe sta progettando di liberare le donne, rovesciare il patriarcato, e di inaugurare un nuovo ordine mondiale femminile.

Dayveon di Amman Abbasi (Usa, 2017, 75’)
Sulla scia della morte di suo fratello maggiore, il 13 anni, Dayveon trascorre le soffocanti giornate estive in roaming rurale in Arkansas. Quando cade nelle mani di una banda locale, diventa attratto dal cameratismo e dalle violenze del loro mondo.

Ein Weg (Paths) di Chris Miera (Germania, 2017, 107’)
Quanto è lunga l’eternità? Qualche anno o il rompersi delle onde sulla rugged costa Baltica? Andreas e Martin condividono tutti gli alti e bassi della vita mentre loro figlio cresce. Un approccio prudente alle tracce di una lunga relazione.

Ana, Mon Amour di Cãlin Peter Netzer (Romania, 2017, 125’)
Toma incontra Ana mentre studiano entrambi letteratura all’università. Ana ha un leggero disordine neurotico e soffre di attacchi di panico. Toma la segue in ogni angolo oscuro in cui finisce, combatte i suoi genitori quando la respingono, accetta di diventare padre e la sposa, diventa il suo babysitter, il suo autista, il suo mondo. Toma sembra essere in controllo della loro relazione, ma di fatto gravita attorno a una donna che non riesce a comprendere, spingendo al limite la sua resistenza, provando a salvarla. Quando Ana supera le sue paure e si adatta al mondo esterno, Toma rimane solo, provando a mettere insieme i pezzi del puzzle, sforzandosi di capire il vortice che ha attraversato.

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