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Il Sahel è la culla del terrorismo jihadista

Bamako. Ci sono sconcertanti novità in merito al terrorismo islamista che, nella fascia desertica del Sahel, in Africa centro-settentrionale, si finanzia con i sequestri di cittadini occidentali e con il traffico di armi e sostanze stupefacenti. Un mercato illegale e senza regole, gestito da numerosi gruppi ribelli e jihadisti, molti dei quali conosciuti a livello internazionale, ma in continua evoluzione. In relazione a questa complessa situazione, l’unificazione dei gruppi terroristici di matrice islamica, nella parte occidentale del continente africano, rappresenta una minaccia reale e concreta.

Ansar Eddine, Al-Mourabitoun, Katiba Macina e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), ovvero i gruppi più strutturati nei territori che comprendono Mauritania, Algeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Libia, stanno vagliando l’opportunità di superare le loro divisioni ideologiche ed unirsi, al fine di concentrare il loro potere e resistere alle azioni, per la verità sempre più incisive, dei contingenti militari interforze che operano contro jihadismo nella zona saheliana.

Il progetto, secondo le tesi degli esperti, è chiaro: unire le forze militari e finanziarie sotto il comando di Iyad Ag Ghali, figura storica del movimento Tuareg maliano, nonché leader di Ansar Eddine. In questo contesto, spetterebbe al terrorista Abdelmalek Droukdel il ruolo di fiduciario di Al Qaeda. La nuova organizzazione fondamentalista, nata dalla fusione delle numerose cellule terroristiche che affollano lo sconfinato deserto africano, sarebbe già stato scelto: Jamaat Al Nasr Islam wa Al Mouminin, ovvero Gruppo per la vittoria dell’Islam e dei fedeli.

A seguito della rottura tra il leader terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar di Al-Mourabitoune e Abdelhamid Abou Zeid di Al Qaeda, avvenuta nel 2012 e che provocò una scissione, seguì un periodo di sostanziale quiete tra i gruppi avversari, privo di azioni eclatanti. La situazione cambiò di nuovo nel 2015, quando proprio Droukdel, divenuto nel frattempo capo locale dell’organizzazione che pianificò l’attentato alle Twin Towers di New York, annunciò un riavvicinamento con Belmokthar.

Il terrorismo islamista, dunque, tenta di svincolarsi dal progetto fallimentare dell’Isis; tentando di riunirsi (ancora una volta) sotto l’egida di Al Qaeda, gruppo ancora molto radicato in Mali. Una scelta forzata, sotto molti aspetti. Le pesanti perdite di combattenti del Daesh registrata in Iraq, in Afghanistan ed in Siria, inoltre, si sommano a quelle patite in Libia, dove il braccio armato sunnita ha incassato pesanti sconfitte. Non a caso, due noti leader salafiti, Hamada Ould Kheirou e Adnane Abou Walid Al-Sahraoui, entrambi del Movimento per l’unicità e la Jihad in Africa occidentale (Mujao), proprio due anni fa, avevano giurato fedeltà al sedicente Stato Islamico di Al Baghdadi.

(di Matteo Pazzaglia)

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