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Sudan del Sud: attacco ad un convoglio umanitario, morti e feriti

Giuba. Un convoglio umanitario è stato attaccato da uomini armati nel Sudan del Sud, teatro quotidiano di violenze di ogni genere. Denunciando l’estrema insicurezza che vige nel piccolo stato africano, nato dall’indipendenza dal Sudan nel 2011, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha annunciato il bilancio dell’ennesima strage: due morti e tre feriti.

Mentre il convoglio stava tornando nella città di Yirol, uno dei veicoli è stato colpito da numerosi proiettili esplosi da alcuni uomini armati dall’identità ignota. Due dipendenti dell’organizzazione umanitaria sono stati uccisi nel corso dell’attacco ed altri tre sono rimasti feriti, compreso un medico che lavora per l’Oim. Quello di martedì scorso è l’ultimo fatto di sangue compiuto contro gli operatori umanitari che lavorano nel paese del Corno d’Africa, impegnati quotidianamente ad aiutare una popolazione stremata dalla malnutrizione, dalla povertà e dai conflitti. In mancanza di cifre esatte, si ipotizza che la sola guerra civile, in Sudan del Sud, abbia causato alcune decine di migliaia di morti.

Il 20 febbraio scorso, nella parte settentrionale della nazione, è stato dichiarato lo stato di carestia: la vita di circa 6,2 milioni di persone, di fatto, dipende dagli aiuti alimentari d’emergenza erogati dalle Nazioni Unite. Tuttavia, nonostante l’estrema gravità della situazione, le autorità di Giuba impediscono ancora l’accesso degli operatori umanitari ad alcune aree del Sud Sudan, soprattutto a quelle amministrate dagli avversari politici (ex ribelli) del presidente Salva Kiir Mayardit.

“La zona in cui è avvenuto l’attacco al convoglio umanitario ha fortemente bisogno di aiuto, a causa di un’epidemia mortale di colera – ha dichiarato il direttore generale dell’Oim, William Lacy Swing – in un paese pesantemente colpito dalla mancanza di beni di prima necessità a causa di conflitti, carestie ed epidemie, questi attacchi contribuiscono a ridurre la capacità di chi opera per fornire l’assistenza di base a milioni di persone”.

Nel luglio del 2016, in occasione del quinto anniversario dell’indipendenza del Sudan del Sud e nel corso dell’ennesimo focolaio di violenza nella capitale Giuba, le vittime (in maggioranza civili) furono oltre 200. Gli scontri a fuoco per le strade della capitale tra le forze lealiste fedeli al presidente Kiir e l’opposizione armata guidata dal vicepresidente Riek Machar, oltre ad aver causato una vera e propria carneficina, portò anche a numerosi saccheggi. Il magazzino principale del Programma alimentare mondiale (Wfp), che ospitava circa 4.500 tonnellate di cibo, sufficienti a sfamare 220.000 persone per un mese, venne quasi svuotato.

(di Matteo Pazzaglia)

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