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Sahara Occidentale: l’Onu protegga il popolo saharawi

Ginevra. Gli attivisti dei diritti umani hanno denunciato le “gravi violazioni” dei diritti umani nel corso dell’occupazione marocchina nel Sahara Occidentale, invitando le Nazioni Unite ad agire per proteggere il popolo saharawi. A margine della trentaquattresima sessione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra (Svizzera), la giornalista e militante saharawi Naziha El Khalidi ha denunciato, in una conferenza dal titolo “Le nazioni sotto occupazione”, il doloso silenzio mediatico imposto sulla situazione nei territori occupati dal Marocco. L’esperta ha anche confermato le “gravi violazioni commesse dallo Stato marocchino contro il popolo sovrano e la negazione reiterata del suo diritto all’autodeterminazione”.

El Khalidi ha riacceso i riflettori su una situazione divenuta ormai insostenibile, ricordando la presenza della missione dell’Onu nel Sahara Occidentale, iniziata nel 1991 e finalizzata ad organizzare un referendum per l’autodeterminazione del popolo. Un tentativo ampiamente ostacolato dalle forze di occupazione che si ostinano ad ignorare le decisioni delle Nazioni Unite, negando il riconoscimento del diritto internazionale. La corrispondente saharawi per i diritti umani ed ex volto della televisione saharawi è stata più volte minacciata dalle autorità di Rabat ed arrestata nell’agosto del 2016 mentre partecipava ad una manifestazione pacifica nella città di Laayoune.

Un esperto internazionale, intervenuto a Ginevra, ha invitato il Consiglio di sicurezza e il segretario generale delle Nazioni Unite a lavorare per il rispetto del diritto dei popoli ex coloniali all’autodeterminazione, come previsto nel primo paragrafo del Patto internazionale sui diritti civili e politici. L’attivista dei diritti umani saharawi Chikha Abdallah, invece, ha parlato dalla questione legata alla sostanziale impunità di cui gode l’apparato di sicurezza marocchino nei territori saharawi occupati, un’altra questione di fondamentale importanza in un quadro di soprusi e violenze. La stessa Abdallah ha ricordato la grave mancanza del rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale e le numerose violazioni commesse dal Marocco contro i civili, tra i quali numerosi attivisti dei diritti dell’uomo.

Attivisti politici saharawi a processo in Marocco

Il processo d’appello agli attivisti del gruppo Gdeim Izik, nel frattempo, è in corso a Rabat ed ha provocato un’ondata di indignazione e molti appelli per la liberazione di tutti gli imputati, anche a causa della mancanza di una supervisione dell’iter processuale da parte delle autorità internazionali. Il 27 luglio 2016, la Corte di Cassazione marocchina ha annullato, sotto l’incessante pressione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e gli avvocati della difesa, l’ingiusta sentenza di condanna emessa da un tribunale militare contro questi attivisti del Sahara Occidentale, soggetti ad una “detenzione arbitraria”.

Il ministro saharawi delegato per l’Europa, Mohamed Sidati, ha esortato l’Unione europea ad intervenire per aiutare a liberare “immediatamente e senza condizioni” questi “prigionieri politici”. “Chiediamo all’Ue di intervenire per sostenere il rilascio immediato e incondizionato degli imputati saharawi, facendo riferimento a clausole dei diritti umani contenute negli accordi di partenariato con Rabat, così da contribuire al rilancio del processo di pace delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, bloccato dall’occupante marocchina”, ha affermato Sidati.

L’Ue, da parte sua, ha assicurato di monitorare la situazione degli attivisti saharawi dal loro arresto avvenuto nel 2010. Il capo della diplomazia europea, l’italiana Federica Mogherini ha espresso grande preoccupazione per le accuse di maltrattamenti in carcere e per la sostanziale impunità delle forze marocchine nei territori contesi ed occupati del Sahara Occidentale.

(di Matteo Pazzaglia)

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