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Marocco: Mohammed VI sostituisce il premier Benkirane

Rabat. Il sovrano del Marocco, Mohammed VI, nominerà al più presto un nuovo primo ministro, in sostituzione Abdelilah Benkirane, impossibilitato a formare un nuovo governo, dopo cinque lunghi mesi di trattative. “Per superare la situazione di attuale stagnazione, il re ha deciso di designare un’altra personalità politica del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Pjd) come il nuovo capo del governo, in breve tempo”, si legge in una dichiarazione ufficiale rilasciata ieri dal gabinetto reale.

Lo stesso Mohammed VI aveva “ripetutamente sollecitato il premier ad accelerare la formazione del nuovo esecutivo”, si legge ancora nella nota, ma all’inizio di questa settimana, di ritorno dal suo tour africano, il sovrano ha dovuto prendere atto che le consultazioni non avevano ancora sortito gli effetti sperati, con una crisi istituzionale prolungata ed una pesante assenza di segnali positivi. Il re, dunque, “ha deciso di designare un altro rappresentante del Pjd (un partito di stampo islamista che si ispira all’Akp turco) come il nuovo capo del governo (di coalizione, ndr)”, nell’intento di mettere fine alla stagnazione politica del paese nordafricano.

Tra tutte le altre opzioni assegnate al re dalla Costituzione, re Mohammed (classe 1963) della dinastia alawide del Marocco, ha assunto la decisione di sostituire il premier incaricato di formare un nuovo esecutivo “con costante preoccupazione”, al fine di “consolidare la scelta democratica del Paese” e “preservare i grandi risultati ottenuti” nel corso dei suoi 17 anni di regno. Mohammed VI ha ringraziato Benkirane per l’alto “senso di responsabilità” e per il “sincero patriottismo” dimostrati nel tentativo di sbloccare una situazione che rischia seriamente di minare il processo di innovazione sociale voluto proprio dal sovrano.

Cinque mesi di negoziati e nessun risultato

Dopo cinque mesi di estenuanti negoziati con le altre forze politiche, Benkirane, capo del governo di Rabat dal 2011, islamico moderato e convinto sostenitore delle libertà civili, ha progressivamente perso smalto e credibilità politica, nonostante l’ultima vittoria del suo partito (nel 2016) alle elezioni parlamentari. Il tentativo di formare una nuova alleanza di governo, includendo islamisti, liberali e ex comunisti, non è riuscita, anche a causa del pessimo rapporto con Aziz Akhennouch, ex ministro dell’Agricoltura e leader degli indipendentisti dell’Rni, in forte crescita di popolarità.

Lo stallo politico, il più lungo nella storia del Paese africano, è pagato a caro prezzo dal Marocco, soprattutto a livello internazionale; per questo il sovrano, nel pieno rispetto della carta costituzionale ed in un quadro di logica democratica, ha deciso di voltare pagina.

(di Matteo Pazzaglia)

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