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L’impresa del toscano Evangelisti: 3.113 km nel deserto australiano

Firenze. Ben 3.113 chilometri, una media di 70 al giorno da Darwin ad Adelaide nell’estate dell’Outback, il soleggiato deserto australiano: questa la sfida di Michele Evangelisti, maratoneta toscano originario di Cecina.

Partito il 13 novembre 2016 da Darwin, per seguire un difficile quanto incantevole percorso attraverso l’Outback, nel momento più caldo dell’anno, Michele Evangelisti ha corso una distanza pari a una maratona e mezza al giorno, arrivando ad Adelaide prima dell’inizio del nuovo anno. Il tutto solo con l’essenziale e, naturalmente, un prodotto ad alto fattore di protezione per far fronte alle numerose ore di esposizione solare. Non era mai successo che un fotoprotettore fosse impiegato per circa 50 giorni continuativamente e in condizioni estreme: sudore, sabbia, sole, alte temperature oltre al vento costante in faccia.

“Correre per chi non può farlo” è il motto di Michele, che ha affrontato l’impresa sportiva con lo scopo di raccogliere fondi a favore di Aus Niguarda Onlus, associazione che affianca l’Unità Spinale Unipolare dell’Ospedale Niguarda di Milano ed opera a supporto delle persone con lesione al midollo spinale.

“É stata una esperienza indimenticabile, racconta Michele Evangelisti, due maglie azzurre sui 100 chilometri ed un record internazionale su un percorso trail di 735 km nel 2015. D’estate l’Outback raggiunge i 52 gradi e i raggi Uva e Uvb raggiungono i più alti picchi mondiali a causa del buco dell’ozono. L’utilizzo di un fotoprotettore è stato fondamentale. Chi vuole davvero proteggere la propria pelle e in particolare chi ha la pelle chiara dovrebbe utilizzare fotoprotettori specifici e non dei comuni cosmetici per proteggersi dai rischi legati all’esposizione solare. Le ustioni erano dietro l’angolo e un normale solare non sarebbe stato sufficiente: nelle mie esperienze precedenti avevo utilizzato altri solari “classici”, che dopo alcune ore di esposizione diminuiscono la loro capacità protettiva e sottopongono la pelle ad un’irradiazione eccessiva. Il fotoprotettore Actinica mi ha permesso di non preoccuparmi del sole e del calore, lasciandomi concentrato su altri aspetti legati alla traversata. Grazie all’erogatore a dispenser e alle pratiche indicazioni ho applicato le giuste quantità di prodotto insistendo sulle zone più sensibili. Naturalmente ero consapevole delle condizioni estreme e, rispetto a quanto indicato per un uso più usuale, ho sentito il bisogno di fare più applicazioni e più generose”.

“Le condizioni ambientali insieme alle caratteristiche della pelle sono i marcatori del danno solare – spiega Giuseppe Monfrecola, ordinario di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli – considerando il fenotipo di Michele Evangelisti (pelle chiara e occhi verdi) e l’elevatissima irradianza solare australiana, possiamo dire che la sua pelle è stata sottoposta ad una situazione di stress estremo ma, in quelle condizioni ambientali, lo sarebbe stato anche per una persona con una carnagione più scura e con maggiori capacità fotoprotettive naturali”.

Sono tante le persone che trascorrono molto tempo all’aria aperta per motivi professionali (vigili, lavoratori edili, giardinieri, bagnini) o per motivi ludici (chi pratica sport all’aria aperta, velisti, surfisti) e che dovrebbero prestare la massima attenzione alla propria pelle e alle precauzioni da adottare per esporsi al sole in sicurezza. Tra questi anche le persone con il sistema immunitario compromesso (trapiantati, pazienti sottoposti a terapie con immunosoppressori, affetti da malattie reumatologiche o da malattie infiammatorie croniche); ma anche gli anziani, la cui pelle è più sottile e fragile; soggetti con familiarità o che già presentano cheratosi attiniche o altri tipi di tumori cutanei non-melanoma.

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