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Ferrari, il mito compie 70 anni

Maranello. L’Emilia è fatta di gente operosa e sanguigna. Oggi come allora, allora forse più di oggi. E proprio quella gente, “lavoratori estremamente intelligenti e attivi, rivoltosi, dotati di sangue e cervello, ostinati, capaci ed ardimentosi”, ha contribuito allo sviluppo e alla crescita di un mito. Alla nascita, invece, ci ha pensato il padre e padrone del marchio più prestigioso al mondo, orgoglio del Made in Italy e vanto per un intero popolo.

Era il 12 marzo del 1947; tempi lontani, tempi difficili, con un’Italia alle prese con la ricostruzione del dopo guerra. E con un uomo che finalmente vedeva uscire alla luce il proprio sogno. L’aveva agognata quella creatura nelle notti buie sotto le bombe, nella distruzione della propria terra, nella speranza che tutto ripartisse un giorno o l’altro. Quella mattina di settant’anni fa, un uomo uscì dalla propria fabbrica in sella al suo puledro, che di nome faceva 125 S. La capostipite di tutta una storia, allora per i più un insignificante ammasso di ferro, dadi e bulloni; per qualcuno, invece, il senso di tutta una vita. Quel giorno, tra le campagne di Maranello, nella strada che collegava la futura Motor Valley a Formigine, il 49enne Enzo Ferrari, allora già con qualche capello bianco di troppo, cominciò a scrivere le pagine più belle che la storia del motorismo ci abbia mai consegnato.

Qualche lacrima nella polvere, una macchina addirittura senza cofano; ma una sensazione irripetibile mentre i contadini guardavano – riconoscendo chi era alla guida – quel bolide rosso sfrecciare in un mare di campi coltivati. Campi nei quali brulicavano braccianti che di lì a poco avrebbero lasciato vanga e forcone per prendere in mano libri ed attrezzi d’officina; la migrazione dai campi alla fabbrica, nel giro di qualche centinaia di metri, la personale rivoluzione industriale di uomini che sarebbero entrati nella leggenda, e che avrebbero costruito le vetture non solo più vincenti nella storia delle corse, ma anche quelle, stradali, più ammirate, sognate, ambite da principi e grandi stelle del cinema.

Settant’anni dopo, ripensare all’esordio in gara della 125 S, “l’inaffidabile” vettura, così definita dal pilota Nino Farina, ma che Cortese portò alla vittoria alla sua seconda uscita, al Gran Premio di Roma dello stesso anno, fa capire come la storia, quella con la “S” maiuscola, venga scritta partendo anche dalle cose più insignificanti e disinteressate di questo mondo. Salvo poi venir comprese pienamente tanti, tanti anni più tardi.

(di Alessandro Marinai)

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