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F1 2017: il dopo test

Barcellona. Non resta che attendere le libere di Melbourne; per avere qualche conferma, un po’ più di certezze, ma anche per sperare di tornare a vedere un mondiale lungo, incerto e combattuto fino alla fine. Per adesso la pista del Montmelò ha parlato, dato i propri effimeri verdetti, portato in cima alla lista dei tempi la Rossa. Però le incognite – e non è per scaramanzia dei tifosi ferraristi – sono ancora tante. Non troppe, ma tante sì. Ma se è vero che, come si dice dalle mie parti, se tuona da qualche parte piove, quello australe potrebbe anche rivelarsi veramente un bel risveglio.

La Mercedes si coprirà pure, ma se continuano a dire che il progetto SF70H è ben riuscito, e se i piloti, soprattutto Hamilton, continuano a lamentarsi del bilancio della propria vettura, qualcosina significherà pure. Così come ha un significato la difficoltà affidabilistica delle power unit Renault, che equipaggiano anche la Red Bull, costretta non tanto a nascondersi, quanto a difendersi per portare a casa un chilometraggio degno di nota. E tanto significano anche questi otto giorni di test nei quali la Ferrari si è sempre dimostrata competitiva, affidabile, veloce; mai una lamentela né dalla bocca di Seb né da quella di Kimi; con la SF70H incollata nelle traiettorie, nei curvoni veloci, reattiva nei cambi di direzione stretti, veloce sul dritto e in curva. Consistente e rapida, tanto da lasciar sperare.

Poi ormai diventa anche solo un esercizio di stile propugnarsi in linee complottiste, smontare ogni tesi benevola, abbracciare fin troppo coloro che frettolosamente portano avanti la causa del “vedrai Mercedes e Red Bull”. Intanto godiamoci il tempone di Raikkonen, vicinissimo al record della pista di Massa (2008, sempre con la Ferrari) e i distacchi più o meno abissali degli altri a parità di gomme (e chissà di carburante?); poi si vedrà, infondo l’Australia non è così lontana.

(di Alessandro Marinai)

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