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F1 2017: la seconda settimana di test

Barcellona. Mettiamola in questi termini: i piedi di piombo sono d’obbligo, visto che lo scotto del 2016 è rimasto ben impresso non solo al presidente Sergio Marchionne. Se però i commenti della prima settimana di test non avevano lasciato scampo a troppi (e facili) entusiasmi, improntati quale erano alla massima cautela – compresi quelli scaturiti da queste pagine – adesso, con la prima giornata dei Barcellona test atto II andata in archivio, non si può in qualche modo notare una certa macchia rossa che, scarrozzando allegramente su e giù per le curve del Montmelò, pare dare qualcosa da pensare alle altre scuderie.

Ora, lasciando perdere le parole di circostanza, che tutti usano a sommo studio, anche per depistare le indagini, c’è una certa realtà, quella del cronometro, che non mente. E vedere la Ferrari SF70H, a turno guidata da Seb Vettel e Kimi Raikkonen, che se non è prima nella lista dei tempi è sempre lì tra i primi, pergiunta con mescole di pneumatici più dure rispetto a tutta la concorrenza – Mercedes compresa – non può non far sgorgare quel sano sentimento di “forse questa è la volta buona”.

Il solito però si annida tra le pieghe di altre tre giorni di test che mancano all’appello prima dell’imbarco per Melbourne: ed è quello riguardante le sorprese dell’ultim’ora. Da qualche anno a questa parte, è diventata una consuetudine – soprattutto dalle parti di Stoccarda – attendere gli ultimi due giorni utili di prove per lasciar intravedere, non troppo casualmente, il reale potenziale della belva. Ecco, attendiamo venerdì per il verdetto (semi)finale, e mettiamo insieme un po’ tutto, pesando in modo maggiore i tempi del giovedì e, appunto, del venerdì. Da quelli si vedrà più o meno chiaramente chi almeno partirà davanti in questo mondiale 2017. Salvo colpi di mano da qui all’Australia, e senza considerare ciò che accadrà strada facendo. Ghiacciate i bollenti spiriti, o ferraristi. Ancora è troppo presto per parlare della volta buona.

(di Alessandro Marinai)

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