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Pari a Bergamo tra Atalanta e Fiorentina: 0 a 0

Firenze. Ora lo chiamano “lunch-match”, uno scontro che ti fa restare perfino una pastasciutta all’olio sullo stomaco. E dire che quella beata gioventù vestita all’interista ci ha graziati varie volte permettendoci di riportare a Firenze un punticino che non dice assolutamente niente ma che certamente farà godere l’unico che, ancora una volta, non ha capito come mai Sanchez non riesce a fare il terzino. Tant’è che ad un certo punto ha mandato addirittura Gonzalo sul piccolo, incontenibile, funambolico Gomez che, se non fosse da addebitare tutti i meriti al nostro Tatarusanu, detto “saracinesca”, che ha salvato il salvabile perfino sulla linea di porta, a questo punto avrebbe trasformato il risultato a favore dei bergamaschi. Lo so, ahimè, che non capisco niente di calcio; ma almeno mi diverto a guardare le scempiaggini di chi si professa un grande inventore di tattiche.

Allora a Bergamo quest’anno si sono ritrovati una squadra che fa il diavolo a quattro con chi gli capita sotto le grinfie: velocità è la prerogativa che Gasperini ha tratto dalle muscolature della sua beata gioventù. Allora la pensata di Sousa desta l’entusiasmo del tifoso viola: ecco che il nostro motorino Chiesa è costretto a fare da vice-Sanchez altrimenti da quella parte saranno dolori seri. D’altra parte sono bastati i primi dieci minuti della partita per rendercene conto. Allora, le uniche incursioni da parte dei nostri vedono attiva solo la zona targata Tello, anche lui piccolino come il Gomez bergamasco ma molto meno incisivo ed assai meno caparbio in velocità. Almeno un paio di assist non male riesce a farli: peccato che non abbiamo venduto a tempo debito Kalinic ai cinesi per prendere al suo posto un Gabbiadini sfonda-reti là dove è andato a finire.

I soloni della “Nazione-Sport”, ogni volta gli affibbiano un 6/7, anche quando non ha fatto nient’altro che correre in su è in giù per l’asse centrale del campo. Tanto volonteroso il ragazzo. Ora si sa che non tutte le ciambelle riescono col buco; anzi, a volte non sono nemmeno ciambelle perché, a guardare bene, abbiamo anche un Borja Valero che inciampa in continuazione nelle zone centrali ostacolato dai continui rallentamenti di Ilicic, sempre più albero statico al centro di un meccanismo inamovibile. Riusciamo indenni dai primi 45’ e, udite udite, nella ripresa ad un certo punto ecco che Sousa fa la sua eccezionale pensata: fa entrare il “malconcio” Bernardeschi al posto di Ilicic? Ma no, al posto di Chiesa.

Così ora a centrocampo sono in tre che inciampano uno sui piedi dell’altro mentre il duo Vecino-Badelj deve fare degli slalom per scansare quel centrocampo da rifinitura che ingolfa la zona da dove dovrebbero nascere nostre trovate. No: Ilicic lo leva quando ha capito che i due si stanno dando noia e allora mette dentro un terzino di fascia, Maxi Oliveira, lasciando l’ultimo minuto di questa partita nei piedoni di Babacar che, prima di entrare, riceve gli opportuni consigli dal suo inamovibile mister. Dimenticavo: bravissimo Tatarusanu, grazie.

(di Alessandro Giusfredi)

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