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Oncupinar: il nuovo muro per chi scappa dalla Siria

Istanbul. La provincia di Oncupinar divide la Turchia dalla Siria; un luogo di frontiera, fino a qualche mese fa aperto. Ora, invece, i militari turchi presidiano ogni centimetro di questo luogo, a difesa dei confini, contro il continuo afflusso di chi scappa da pochi chilometri più in là, da quella Siria ancora fronte aperto di scontro armato.

Oncupinar è l’unico varco verso la salvezza per tutti coloro che provengono dalla provincia di Aleppo. La chiusura della frontiera ha significato l’immenso incremento di persone “accatastate” lungo la rete che divide la guerra dalla pace, il Medioriente dall’Europa, la vecchia vita da quella nuova. Sono immagini ormai tristemente già viste, dinanza alle quali poco rimane da fare. Trentamila, sì 30mila tra donne, bambini, anziani che condividono l’un l’altro spazi più che angusti, decisamente insufficienti al dignitoso (sopra)vivere. Le condizioni, quelle di igiene in primis, sono precarie. Manca tutto, dall’acqua al cibo, dalle medicine ad un minimo di assistenza.

L’Onu e l’Unione europea hanno più volte esortato Ankara a lasciar entrare i profughi; “circa 70mila rifugiati siriani potrebbero raggiungere il confine turco se la campagna in Siria continuasse con questa intensità”, afferma il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. “Non abbiamo chiuso le porte ai nostri fratelli che sono in difficoltà e non le chiuderemo”.

Nella realtà i varchi si aprono, di tanto in tanto. Il passaggio viene permesso soltanto in determinati casi, come per le persone ferite o quelle malate. Il governo turco ha anche fatto circolare i convogli umanitari, ma nel senso “sbagliato”, ovvero verso la Siria. Qui sono stati installati alcuni distributori di beni di prima necessità, ma non bastano a soddisfare il fabbisogno di una quantità di persone che cresce a vista d’occhio ogni giorno di più.

Però è proprio sul territorio siriano che la Turchia intende gestire la situazione, dopo aver spiegato di essere arrivata al limite con le accoglienze. Sono 2 milioni e mezzo i profughi siriani ospitati da Ankara, che assolutamente non intende sobbarcarsene altri.

(di Alessandro Marinai)

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