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Uno sguardo sul volontariato: diario di un soccorritore

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Firenze. In televisione stavano trasmettendo la semifinale di Champions league: Atletico Madrid – Bayern Monaco. La partita era avvincente, le due squadre si stavano affrontando a testa alta, spazi aperti e molte occasioni da goal. Mentre Juanfran stava facendo una delle sue classiche corse sulla fascia, iniziò a suonare il telefono del 118. Pensai: “mai una volta che si riesca a vedere una partita in santa pace!”. Presi il telefono, mi rispose un’infermiera della centrale operativa: Varlungo dovete uscire, c’è stata una violenza domestica, una lite tra marito e moglie, sono state avvertite anche le forze dell’ordine che si recheranno sul posto. State attenti e se la situazione non è calma aspettate i rinforzi, teneteci aggiornati”.

Era la prima volta che mi capitava un servizio del genere. Ho sempre considerato meschini gli uomini che picchiano la moglie, anzi chiamarli uomini è già un eufemismo. A sirene spiegate raggiungemmo l’abitazione. Impiegammo poco tempo ad arrivare sul posto, non si trovava lontano dalla nostra sede. Delle forze dell’ordine ancora nessuna traccia. Suonai al campanello, salii le scale insieme alla mia squadra. Al terzo piano della palazzina mi aprì il portone di casa un uomo. Era alto più di un metro e novanta, spalle larghe e braccia possenti, sulla trentina. Aveva dei grossi graffi sul volto che gli rigavano le intere guance.

Esclamò con aria sconsolata e impaurita: “so che non mi crederete, ho chiamato per mia moglie, abbiamo litigato e mi sono fatto male, lei era incontenibile, scusate tanto per il disturbo”. Entrammo dentro casa, nel salotto dell’abitazione, vidi una donna che fumava compulsivamente una sigaretta. Aveva gli occhi azzurri, capelli biondi, un fisico minuto e delle lunghe unghie rosse. Istintivamente mi avvicinai. Le domandai se era tutto apposto, se stava bene, se aveva ferite. La donna mi rispose che non era lei a stare male, era il suo compagno che aveva bisogno di una medicazione. Non riuscii a comprendere immediatamente, la situazione non era comune. Non era la donna ad aver subito la violenza, ma l’uomo. Quell’uomo grande e grosso, si era fatto menare e graffiare da questa piccola donna, che sembrava non gliene importasse molto dell’intera situazione.

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Il lontananza sentii delle sirene, erano le forze dell’ordine che stavano arrivando. Mi feci spiegare dal marito cosa fosse successo, la donna non era molto collaborante. L’uomo mi raccontò che avevano discusso per una questione futile e che sua moglie, che soffriva di attacchi di rabbia e che era in cura da uno psichiatra, lo aveva malmenato e gli aveva graffiato il volto. Mi disse che fino a poco fa sua moglie era ingestibile, per quello aveva chiamato il 118, si era spaventato. Continuò dicendo che con le medicine questi attacchi erano sotto controllo, era la prima volta che era stata così violenta. Iniziai a medicargli le ferite. Bussarono alla porta, l’uomo andò ad aprire. Un grosso carabiniere entrò nella abitazione e prese per il collo il povero uomo esclamando: “che fai picchi tua moglie?”. Fermai immediatamente il carabiniere, chiunque sarebbe saltato alla stessa conclusione; l’uomo era come impietrito non riusciva a parlare, una doppia violenza nella stessa sera lo avevano scosso parecchio. Spiegai la situazione al carabiniere. Appreso il fatto si scusò con l’uomo e andò ad interrogare la donna, voleva sentire anche la sua versione dei fatti.

Fortunatamente le ferite dell’uomo era superficiali, era solo scosso ed impaurito, tentai di rassicurarlo e tranquillizzarlo. Controllai anche la donna, non mostrava nessun segno di violenza, inoltre sembrava che stesse tornando completamente in sé. Telefonai al 118 e spiegai l’intera situazione. L’uomo, visto che le ferite erano solo dei graffi e che la donna si era tranquillizzata, decise di non ricoverare la moglie e rimanere a casa con lei. Si vedeva che se ne prendeva cura, era affettuoso e premuroso nei suoi confronti. Da quella volta, decisi di non giudicare mai un libro dalla copertina, non trarre conclusioni affrettate e comprendere appieno la situazione. Quando tornammo in sede la partita era già finito. L’Atletico vinse per una lunghezza contro il Bayern, aspettando il ritorno di semifinale.

(di Niccolò il soccorritore volontario)

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