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Uno sguardo sul volontariato: lo shock anafilattico

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Firenze. Lo shock anafilattico, o anafilassi, è una grave reazione allergica che si presenta in maniera quasi istantanea e che in alcuni casi può portare alla morte. È un’emergenza sanitaria che deve essere gestita nel minor tempo possibile e con mezzi adeguati. Si può manifestare quando un soggetto, che è sensibilizzato verso un allergene (paziente allergico) entra in contatto con quest’ultimo.

Se per esempio una persona è allergica al veleno delle vespe, ogni volta che verrà punto da questa, correrà il rischio di subire questo determinato tipo di shock. Il rischio varia in relazione a diversi fattori: il grado si sensibilità dell’individuo, la quantità di allergene con cui viene a contatto, i vettori ecc. In seguito al contatto con l’allergene, la reazione immunitaria, mediata dalle immunoglobuline di tipo IgE e da altre anafilatossine, causa un aumento di istamina e di altre sostanze. Tali sostanze andranno ad indurre una serie di reazioni: l’abbassamento della pressione, la difficoltà respiratoria (dispnea) dovuta a broncospasmo, sfoghi cutanei come l’orticaria e/o angioedema e, se il fenomeno si andrà ad estendere alla laringe e alla glottide, avremo un’ostruzione completa delle vie aeree con un blocco della respirazione.

Pochi minuti dopo al contatto con l’allergene, il paziente inizierà ad avvertire un formicolio ed un senso di calore alla testa e alle estremità degli arti. In seguito avremo un gonfiore e un arrossamento locale della pelle, causata dall’ingresso dell’allergene in aree specifiche della cute a cui seguono queste reazioni locali. Tale orticaria si potrà manifestare accompagnata da un angioedema. L’angioedema è un rigonfiamento diffuso del tessuto sottocutaneo lasso, nel dorso delle mani e dei piedi, nelle palpebre, nelle labbra, nei genitali e nelle membrane mucose.

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In seguito si presenteranno tutti quei sintomi legati all’apparato respiratorio: la dispnea, l’edema della glottide che può portare al blocco della respirazione causando quindi un arresto respiratorio. In contemporanea inizieranno a presentarsi tutti i sintomi collegati all’apparato cardiovascolare: ipotensione, tachicardia, aritmie. I sintomi possono evolversi fino all’arresto cardiaco e alla morte del paziente.

L’unica terapia funzionante, che riesce nella maggior parte dei casi a risolvere il problema senza lasciare sequele, è l’adrenalina; che potrà essere somministrata intramuscolo, nella fascia esterna della coscia – anche attraverso gli indumenti nel caso in cui non si abbia il tempo di rimuoverli. In commercio sono disponibili degli autoiniettori, già preparati con la dose adeguata per l’età del paziente: bambini e adulti, rispettivamente 0,2 e 0,5 ml. Il paziente stesso, durante l’inizio di tale fenomeno, potrà così auto somministrarseli.

Ci sono casi in cui la somministrazione dovrà essere ripetuta a distanza di tempo. Come terapia successiva si consigliano: antistaminici, cortisonici e broncodilatatori. Questi ultimi non potranno essere una terapia sostitutiva, ma solamente di supporto. Nel caso in cui non si possiedano tali farmaci, ma anche nel caso in cui si possiedano, sarà necessario chiamare il 118 e aspettare il soccorso sanitario, indicando con precisione la propria posizione e cosa sta accadendo. Mentre si aspetteranno i soccorsi dovremmo mettere il paziente in posizione supina, con gli arti inferiori alzati, per favorire il ritorno venoso e contrarre, se pur in minima parte, l’ipotensione.

In Italia si stimano circa 30-50 casi ogni 100mila abitanti per anno, con una mortalità pari allo 0,0006%. La  popolazione a rischio di sviluppare tale fenomeno è compresa tra l’1 e il 15 % della popolazione totale.

(di Niccolò il soccorritore volontario)

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