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Uno sguardo sul volontariato: diario di un soccorritore

Firenze. Suona la campana nella sede della nostra associazione, sono mezzanotte passate, il 118 ha bisogno di noi. Dal computer di bordo apprendo il servizio che andremo a compiere: S 01 R, trauma, incidente stradale (auto contro motorino), massima gravità. A sirene spiegate raggiungiamo la nostra destinazione, che è zona Santa Croce.

In lontananza vedo i lampeggianti di altre ambulanze, non siamo arrivati per primi, i feriti sono più di uno. Vedo un cumulo di gente, donne e uomini accalcati per la strada; sono fermi lì, a guardare, curiosi e silenziosi. Scendo dall’Ambulanza, il cuore inizia a battere, l’adrenalina entra in circolo, mi preparo a combattere. Nonostante i diversi anni che svolgo volontariato, le emozioni che provo sono le stesse della prima volta: ansia, paura ed eccitazione. Vedo due ragazze stese a terra, col casco in testa, il motorino adagiato al suolo. Due ragazze vestite in modo simile, come si vestono le giovani di oggi: leggings neri e stivaletti col tacco.

118

Una delle ragazze si chiama Francesca, una vecchia compagna di classe. Non la riconosco subito. L’ambulanza arrivata prima di noi, insieme ad una dottoressa, si sta occupando dell’altra ragazza, che sembra in condizioni più critiche. Vado verso Francesca; è distesa a terra, adagiata sul fianco, è terrorizzata. Iniziamo tutte le procedure di rito: collare, asse spinale e ragno. Togliendole il casco, per la prima volta i miei occhi incrociano i suoi. La riconosco. I suoi, di occhi, sono pieni di paura, di confusione, di odio. Ma anche lei mi riconosce; e mi saluta. Cerco di rassicurarla, solite frasi di circostanza: “vedrai che andrà tutto bene”. La trasportiamo sull’ambulanza per valutarla nel modo corretto, e ad una prima occhiata sembra tutto nella norma. Francesca ha dolore ad una gamba e ad un polso, ma i parametri vitali sono nella norma. La trasportiamo all’ospedale.

Durante il tragitto apprendo pienamente la dinamica dell’incidente: Francesca e l’altra ragazza stavano per passare una piacevole serata in discoteca con gli amici, e non si aspettavano certo che una macchina le bucasse uno stop, urtasse il loro motorino, le facesse cadere a terra e scappasse, come se nulla fosse, lasciandole lì, indifese sull’asfalto.

Arrivati in ospedale Francesca sembra più tranquilla, ha ritrovato la sua amica, separate al momento dell’incidente. Si rassicurano a vicenda. Scende qualche lacrima. Poco dopo arriva suo padre; corre verso la figlia e l’abbraccia, tutto sembra essersi risolto per il verso giusto. Francesca verrà dimessa dopo qualche ora con 7 punti e qualche ammaccatura. Nulla di serio. Solo un grande spavento.

(di Niccolò il soccorritore volontario)

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