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L’economia italiana crescerà meno del previsto

Firenze. Ancora una revisione al ribasso per la crescita economica in Italia. le princilai linee guida del Def approvato dal Consiglio dei ministri prevede l’impegno per una politica economica a sostegno della crescita e lo sforzo strategico per la riduzione del debito. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha fornito qualche chiarimento sul rapporto con la Commissione europea in merito alla flessibilità sul deficit: “Dire che l’Italia chiede troppo è sbagliato, l’Italia è più in regola di altri (la Francia, ndr) per ottenere la flessibilità”.

Nello scenario programmatico il Pil italiano è previsto crescere dell’1,2% nel 2016, in linea con lo scenario tendenziale, ma rivisto al ribasso rispetto alla Nota di Aggiornamento del Def 2015. La crescita del pil reale nel 2017-2019 è attesa più elevata, pur tenendo conto di una politica fiscale ancora tesa al raggiungimento del pareggio di bilancio nel medio periodo, ma più focalizzata sulla promozione dell’attività economica e dell’occupazione. In particolare, il Pil reale è previsto in crescita dell’1,4% nel 2017, dell’1,5% nel 2018 ed infine dell’1,4% nel 2019. L’economia dell’Italia cresce, anzi, la crescita accelera rispetto al 2015, in buona parte trainata dagli effetti delle misure del governo e si accompagna con un continuo miglioramento delle finanze pubbliche in termini di saldo del deficit e del debito”, ha spiegato Padoan.

Dopo aver raggiunto nel 2015 l’obiettivo prefissato di riduzione dell’indebitamento netto al 2,6% del Pil, nel 2016 il disavanzo scenderà ulteriormente al 2,3%. Negli anni successivi spazio di bilancio addizionale verrà generato da maggiori entrate e risparmi di spesa. L’effetto congiunto di queste misure assicurerà la riduzione dell’indebitamento netto all’1,8% del PIL nel 2017; negli anni successivi il saldo continuerà a migliorare fino a raggiungere un lieve surplus nel 2019. Nel 2015 il rapporto debito/Pil si è sostanzialmente stabilizzato; per il 2016 si prevede una discesa dal 132,7 al 132,4%; per il 2019 si prevede un valore pari al 124,3%. L’inversione della dinamica del debito è un obiettivo strategico del governo. L’impatto degli interventi di riforma consiste in un incremento del Pil, rispetto allo scenario di base, pari al 2,2% nel 2020 e al 3,4% nel 2025. Nel lungo periodo l’effetto stimato sul prodotto è pari all’ 8,2%. Il governo ritiene “inopportuno e controproducente adottare una intonazione più restrittiva di politica di bilancio”.

“E’ un fatto molto grave che il governo continui ad abbassare le previsioni sulla crescita, stime poi ulteriormente ridimensionate dai dati reali. Il nostro Paese è destinato a restare la Cenerentola d’Europa se il Governo non metterà al centro della sua azione una riforma del Fisco che metta al centro il rilancio della capacità di spesa del ceto medio”, ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione nazionale consumatori.

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