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Il legato in sostituzione di legittima

Capitolo VIII: Il “chi, cosa, quando, dove, perché?” del testamento: regole teoriche ed esempi pratici.

Firenze. Si è già accennato alla nozione di “legato” (capitolo I: “L’istituzione di erede e il legato: cosa sono e come si scrivono”) e a quella di “legittimario” (capitolo VII: “A chi spettano diritti ‘intoccabili’ alla morte di un proprio caro?”).

Qui ci si limiterà a dire, per ovvie esigenze di spazio e di sintesi e rinviando ai detti capitoli per maggiori approfondimenti, che il “legato” è, a differenza della “istituzione di erede”, un lascito testamentario di uno o più beni determinati, indipendentemente dal loro valore (il legato di un libro, di una penna, di un orologio, dei gioielli di famiglia, di una casa) e senza la volontà di fare del beneficiario un vero e proprio erede (ovvero un soggetto a cui è lasciato l’intero patrimonio o una quota). Al c.d. “legatario” e cioè il beneficiario del legato, in altre parole, si vuole lasciare solo quel bene o quei beni determinati (il legato di un libro, di una penna, di una casa…).

I legittimari, invece, sono il coniuge, i figli e in mancanza di questi ultimi gli ascendenti. Ad essi, la legge riserva, anche contro la volontà del testatore, un determinato valore (c.d. “legittima” o “riserva”) da integrare o con donazioni o con beni ereditari. Fatta questa debita premessa, si può iniziare con il dire che “Il legato in sostituzione di legittima” è, in sostanza, una sovrapposizione tra gli istituti del “legato” e della “legittima”.

Conoscere la sua disciplina è di primaria importanza per chiunque abbia intenzione di fare un testamento ed è per questo che si è deciso di parlarne in questa rubrica. Infatti, il “legato in sostituzione di legittima” è un importante strumento che contribuisce a rendere il testatore più autonomo nella determinazione del regolamento di interessi per il dopo la sua morte. Con il suddetto legato il testatore può, infatti, in danno o a favore di un suo legittimario, sostituire la porzione ad egli riservata con un bene determinato.

Si è scritto “in danno o a favore” poiché il bene che è attribuito in luogo della legittima può essere tanto di valore inferiore alla legittima quanto superiore. In genere, il “legato in sostituzione di legittima” viene per di più utilizzato per lasciare al legittimario meno di quello che il legittimario avrebbe avuto diritto a ricevere. E’ anche possibile, al contrario, che il legato sia invece utilizzato per evitare l’eccessivo frazionamento di uno o più beni che si vuole salvaguardare dalla successiva divisione ereditaria.

L’esempio classico è quello del piccolo imprenditore il quale ha due figli, uno più portato per continuare l’attività aziendale e uno meno. Con il legato in sostituzione di legittima è possibile lasciare l’azienda al figlio prescelto evitando così che essa cada in comunione ereditaria. Il presupposto, ovviamente, è che l’eredità contenga beni sufficienti per comporre la legittima dell’altro figlio. In caso contrario, un altro utilizzo di detto legato consiste nel nominare unico erede il figlio prescelto e lasciare, in sostituzione di legittima, all’altro figlio, una somma di denaro (per quanto si dirà tra poco meglio il più possibile vicina al valore di riserva o addirittura proprio quel valore) a carico del figlio nominato erede (il quale dovrà pagarla con il suo patrimonio).

Si è detto che il testatore, con il “legato in sostituzione di legittima”, può sostituire la “legittima” con uno o più beni di valore addirittura inferiore alla legittima stessa. Ciò non significa, però, che il legittimario non abbia alcuna tutela. Fondamentale, a questo proposito, è il tenore letterale dell’articolo che disciplina il “legato in sostituzione di legittima”, di cui se ne riporta uno stralcio:

“Articolo 551 – Legato in sostituzione di legittima.

Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima egli può rinunciare al legato e chiedere la legittima.

Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede”.

Il “legato in sostituzione di legittima”, in altre parole, è una scommessa. Il testatore “offre” al legittimario uno o più beni specifici per tacitarlo, ma il legittimario può sempre rifiutare l’offerta. Se il legittimario si tiene il bene legato non può vantare altre pretese (“perde il diritto di chiedere un supplemento” cioè la differenza tra quanto gli è stato dato e la sua legittima). Se il legittimario rinuncia (per iscritto se il legato ha per oggetto un immobile), al legato può impugnare il testamento e chiedere al giudice la sua quota di riserva. Il legittimario, infatti, non può in nessun caso essere del tutto privato della sua quota di legittima. E’ sempre il legittimario che ha l’ultima parola.

Il più delle volte, come è evidente, le valutazioni da cui dipende la scelta del legittimario sono di natura economica. Più il bene legato si avvicina, quale valore, a quello della legittima e più il legittimario sarà spinto ad accettare l’assetto di interessi voluto dal testatore. Più è basso, invece, e più il legittimario sarà tentato di agire in giudizio. In queste considerazioni, tuttavia, il legittimario accorto dovrà tenere conto anche della patologica lunghezza dei giudizi civili in Italia e delle spese che dovrà anticipare per ottenere ragione in giudizio.

Per concludere la disamina, come è abitudine, si propone adesso una possibile formula. Al fine di scrivere un corretto “legato in sostituzione di legittima” è fondamentale che la natura tacitativa (oltre che attributiva) del legato sia evidente. Lasciare un bene determinato ad un legittimario, infatti, di per sé non significa disporre di un “legato in sostituzione di legittima”: significa, più semplicemente, attribuire al legittimario un c.d. “legato in conto di legittima” con l’effetto che il legittimario, oltre al bene legato, potrà anche chiedere la restante parte della riserva.

Una buona soluzione per far emergere la natura tacitativa del legato è quella di richiamare sia il numero dell’articolo sia la sua rubrica:

Lego a mio figlio … (nome e cognome), ai sensi dell’articolo 551 del Codice Civile e quindi in sostituzione di legittima, la proprietà di … (segue descrizione del bene il più possibile precisa quanto più si tratti di cose appartenenti a un genere di cui si hanno altri esemplari nel patrimonio).

Sono adesso proposte in grassetto possibili clausole testamentarie di un testamento olografo (per le caratteristiche del quale si rinvia al capitolo precedente) contenente istituzioni di erede e legati. In corsivo, invece, ulteriori nuovi chiarimenti di teoria. Anzitutto un’avvertenza generale: quando si redige un testamento è bene evitare in ogni modo di utilizzare il verbo “lasciare”. Infatti, le disposizioni testamentarie che utilizzano l’espressione “lascio” invece che “istituisco erede” o “lego” sono ambigue e, potenzialmente, causa di contenzioso civile.

Ciò che segue deve scriversi di propria mano dal testatore con la sua abituale grafia. 

APERTURA PARTE FISSA:

“Giorno, mese, anno

Io sottoscritto, … (nome e cognome) nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, così dispongo del mio patrimonio per il momento in cui non ci sarò più: …

come emerge da quanto si è scritto nel capitolo uno della presente trattazione, tale frase non è necessaria anche perché il fatto che il testatore dichiari di essere capace di intendere e volere non significa che lo sia. Tuttavia, il suo inserimento non è vietato e, data la ricorrenza nella prassi di tale incipit, qui si suggerisce.

FORMULE PER L’ISTITUZIONE DI EREDE:

Istituisco mio unico erede … (nome e cognome).

In questo modo tutto il patrimonio andrà al soggetto nominato – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. È consigliabile che il testatore, ai fini di una migliore identificazione, indichi anche il rapporto che ha con l’istituito erede: ad esempio “Istituisco mio unico erede mio figlio…, mia moglie…, mio fratello…, il mio amico…, la mia Parrocchia”.

oppure

Istituisco miei eredi in parti uguali … (nomi e cognomi degli eredi).

In questo modo tutto il patrimonio andrà diviso in uguali parti tra gli eredi – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. Per il resto vale quanto detto sopra.

Istituisco mio erede per la quota di 1/4 (un quarto) … (nome e cognome), per la quota di 1/4 (un quarto) … (nome e cognome) e per la quota di 1/2 (un mezzo) … (nome e cognome).

In questo modo tutto il patrimonio andrà diviso in dette parti (o in altre che il testatore voglia) tra gli eredi – fermi sempre i limiti derivanti dai diritti dei legittimari. Per il resto vale quanto detto sopra con l’avvertenza che è sempre opportuno, quando si specificano le quote in termini frazionari, determinare tante frazioni che sommate assieme formino quale risultato l’intero patrimonio. Altrimenti, per la quota non disposta, si aprirebbe la successione di legge. Valga il seguente esempio: “Istituisco mio erede per la quota di 1/4 (un quarto) … (nome e cognome), per la quota di 1/2 (un mezzo) … (nome e cognome)”. In questo caso, manca l’erede per la residua quota di 1/4 e l’erede di quella quota sarà determinato, tra i parenti prossimi, dalla legge.

Per disporre una sostituzione (vedi il sesto capitolo):

e laddove egli non possa o non voglia accettare gli sostituisco … (nome e cognome)”.

per escludere la rappresentazione o l’accrescimento (vedi il sesto capitolo): “escludo la rappresentazione”; “escludo l’accrescimento”. 

FORMULE PER LA DIVISIONE TESTAMENTARIA:

Nel caso di nomina di più eredi, come sopra detto, è possibile fin da subito dividere tra loro i beni. Dopo l’istituzione di erede, secondo una delle formule di cui sopra, basterà scrivere:

… e così, ai sensi dell’articolo 734 del Codice civile, divido tra loro il mio patrimonio:

– al mio erede … (nome e cognome) la proprietà della mia casa in … (opportuno: Comune, via e civico);

– al mio erede … (nome e cognome) la proprietà della mia villetta al mare in … (opportuno: Comune, via e civico);

– al mio erede … (nome e cognome) tutto il mio denaro contante, i titoli e ogni mio bene mobile.

È possibile dividere, in questo modo, tutto il patrimonio ereditario o anche solo alcuni beni. In questo secondo caso, se, come sopra suggerito, le istituzioni di erede sono in frazioni tali da coprire l’intero patrimonio ereditario, i beni non divisi (e anche quelli che dovessero essere acquistati dal testatore dopo il testamento) andrebbero comunque agli eredi testamentari. Ciò non in proprietà esclusiva a ciascuno di essi come i beni che il testatore ha diviso, ma in comproprietà in proporzione delle loro quote ereditarie.

Nel caso in cui, invece, la somma delle quote in cui gli eredi sono istituiti non componga l’intero patrimonio, i beni non previsti nella divisione (e quelli sopravvenuti) andrebbero in comproprietà agli eredi istituiti solo nella misura in cui i beni espressamente assegnati non siano di valore sufficiente a integrare la quota ereditaria di ciascun singolo erede. In ogni altro caso si aprirebbe la successione di legge.

Ai sensi dell’articolo 728 del Codice civile, dispongo che l’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie sia compensata in denaro da parte di quei coeredi che risultino assegnatari di beni per un valore superiore alla loro quota e in favore di quei coeredi che risultino assegnatari di beni per un valore inferiore alla loro quota.

FORMULA PER LA DISEREDAZIONE

(vedi però, per la sua validità, il quinto capitolo):

“Diseredo mio fratello Tizio”.

Laddove si vogliano escludere anche i suoi discendenti: 

“Diseredo mio fratello Tizio e i suoi discendenti”.

FORMULE PER I LEGATI:

Lego in favore di … (nome e cognome) la proprietà di … (segue descrizione del bene il più possibile precisa quanto più si tratti di cose appartenenti a un genere di cui si hanno altri esemplari nel patrimonio. Ad esempio: la mia penna stilografica di marca …, la mia automobile targata …, la mia casa in … (opportuno: Comune, via e civico). Come specificato nel testo, legatario può essere anche chi già sia stato istituito erede. In questo caso, l’erede otterrà il bene a lui legato in aggiunta alla sua quota di eredità).

LEGATO IN SOSTITUZIONE DI LEGITTIMA:

Lego a mio figlio … (nome e cognome), ai sensi dell’articolo 551 del Codice civile e quindi in sostituzione di legittima, la proprietà di … (segue descrizione del bene il più possibile precisa quanto più si tratti di cose appartenenti a un genere di cui si hanno altri esemplari nel patrimonio).

 CHIUSURA (PARTE FISSA):

Firma del testatore (con nome e cognome e con grafia abituale)”.

(di Yari Pancrazi, vincitore di concorso notarile, in attesa di nomina)

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