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Signore e Signori, ecco a voi le srl ad un euro!

Firenze. C’è stato un gran parlare, a volte anche facendo confusione, nelle televisioni e nei giornali, delle c.d. s.r.l. ad un euro. In questo articolo si cercheranno di spiegare le possibilità offerte dall’ordinamento in tema di s.r.l. ed i relativi costi.

Attualmente, tutte le s.r.l. possono avere un capitale sociale inferiore a 10.000 euro e pari ad almeno un euro. Le s.r.l. si distinguono, tuttavia, in s.r.l. le cui regole di funzionamento sono dettate dal legislatore secondo un modello standard non suscettibile di modifiche e s.r.l., invece, con uno statuto flessibile, che i soci possono disegnare secondo le loro esigenze. Le s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro, insomma, si perdonerà l’azzardo della similitudine, sono accessibili, adesso, come gli abiti, in una versione in serie e in una su misura.

Schematicamente, si distinguono:

– s.r.l. semplificate;

– s.r.l. ordinarie con capitale inferiore a 10.000 euro.

Passando a trattare, in primo luogo, delle s.r.l. semplificate, oltre all’impossibilità di piegare lo statuto standard alle esigenze dei soci (quali, ad esempio, il riconoscimento di diritti particolari ad uno o più soci, l’introduzione di modalità di suddivisione degli utili non proporzionali, la previsione di particolari clausole disciplinanti il divieto di cessione delle quote o il gradimento per impedire l’entrata in società di soggetti non graditi) un altro vincolo si ravvisa nella necessità che tutti i soci siano persone fisiche. In altre parole non è possibile per le società diventare a loro volta soci di una s.r.l. semplificata. È stato abrogato, invece, il limite di età: adesso ogni persona fisica, anche di età superiore ai trentaquattro anni, può costituire un s.r.l. semplificata.

Altra restrizione della s.r.l. semplificata è nella fissazione del capitale sociale: mentre la s.r.l. ordinaria può avere un capitale sia inferiore sia superiore a 10.000 euro (quest’ultimo sottotipo è la c.d. s.r.l. tradizionale, con possibilità di conferimenti anche in natura), la s.r.l. semplificata non può in nessun caso avere un capitale superiore a 9.999,99 euro.

Ancora, ma questa regola è comune anche alle s.r.l. ordinarie con capitale inferiore a 10.000 euro, i conferimenti, che dovranno essere integralmente versati (non essendo possibile il versamento pari al solo 25%) potranno essere effettuati solo in denaro (sono esclusi i beni in natura) ed esclusivamente con assegno circolare intestato alla costituenda società o con bonifico intestato agli amministratori (ove superiore a 999,99 euro, altrimenti è sufficiente il denaro contante). L’impossibilità di utilizzare l’assegno bancario si deve all’inaffidabilità di questo come mezzo di pagamento, potendo mancare la provvista (c.d. assegno scoperto).

I commentatori, infine, si stanno orientando nel senso di ritenere applicabile anche alla s.r.l. semplificata la norma dettata in tema di s.r.l. ordinaria con capitale inferiore a 10.000 euro che impone la creazione di una riserva legale accelerata (devono essere accantonati utili per un quinto anziché un ventesimo) che sommata al capitale sia pari a 10.000 euro. In altri termini, il legislatore, per favorire l’iniziativa economica, consente di costituire s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro, ma poi, a tutela dei creditori e dei terzi in generale, impone durante la vita della società, una patrimonializzazione di almeno 10.000.

Venendo ai costi, si osserva come la s.r.l. semplificata, a fronte delle limitazioni sopra indicate, permetta una qualche forma di risparmio. Per la sua costituzione (e solo per questa e non per eventuali successive modifiche come, ad esempio, la modifica della denominazione, dell’oggetto sociale o la cessione di quote) la s.r.l. semplificata gode di alcune esenzioni: non è dovuta l’imposta di bollo pari ad euro 156 e non sono dovuti i diritti di segreteria per l’iscrizione del Registro delle Imprese pari ad euro 90. Ancora, non sono dovuti onorari notarili. Rimane, invece, l’imposta di registro (200 euro), la tassa annuale della Camera di Commercio (240 per quella di Firenze), i costi per la vidimazione dei libri sociali (16 euro di bollo ogni 100 pagine e 35 euro di diritti di segreteria se la bollatura è effettuata dal Registro delle Imprese) e 309,87 euro di tassa di concessione governativa).

Venendo alle s.r.l. ordinarie con capitale inferiore a 10.000 euro, invece, è possibile osservare come queste società, pur avendo la possibilità di fissare il capitale anche ad 1 euro, non presentano molte delle limitazioni esistenti nelle s.r.l. semplificate. I soci, infatti, possono essere sia persone fisiche che persone giuridiche (ed in particolare società); è possibile, inoltre, conformare lo statuto alle esigenze dei soci prevedendo clausole particolari.

Quest’ultimo aspetto è fondamentale: spesso, in sede di costituzione, si sottovaluta l’importanza di fissare fin dall’inizio determinate regole sociali e questo porta, in futuro, a discussioni e anche ad eventuali liti che, oltre a poter comportare importanti spese, possono pregiudicare il buon andamento dell’impresa.

A fronte di questi vantaggi, le s.r.l. ordinarie con capitale inferiore a 10.000, come già detto per le s.r.l. semplificate, devono accantonare ogni anno un quinto degli utili fino a quando la riserva legale non abbia, sommata al capitale, raggiunto la soglia di 10.000 euro. Anche in questo caso, inoltre, i conferimenti possono farsi solo in denaro e il socio deve versare per intero la somma sottoscritta nelle mani degli amministratori (con assegno circolare o bonifico, come detto sopra).

Concludendo, con riguardo alle spese, esse sono le medesime indicate sopra, a cui vanno aggiunti 156 euro di bollo e 90 euro di diritti di segreteria per l’iscrizione nel Registro delle Imprese, oltre all’onorario notarile (il quale, essendo stata abolita la tariffa, dipende dai singoli professionisti anche in relazione alle particolari esigenze delle parti con riferimento alle clausole da inserire in statuto).

(di Yari Pancrazi, vincitore di concorso notarile in attesa di nomina)

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